Chi è ancora iscritto all'Anagrafe, ma risiede all’estero  deve pagare l'IRPEF?La Corte di Cassazione con la sentenza del 28 ottobre 2015, n. 21970 ha statuito che deve versare l’IRPEF il cittadino residente all’estero, ma ancora iscritto all’anagrafe di un Comune italiano. Ai fini della qualificazione di soggetto passivo IRPEF, è decisivo il dato formale dell’iscrizione nell’anagrafe della popolazione residente. Le persone iscritte all’anagrafe si considerano a tutti gli effetti residenti (e pertanto soggetti passivi di imposta).Ecco perché , il trasferimento di residenza all’Estero non rileva, “fino a quando non risulti la cancellazione dall’anagrafe di un Comune italiano”. Tale sentenza offre lo spunto, per una serie di considerazioni sugli elementi che consentono di accertare il luogo dell’effettiva residenza fiscale, ai fini delle imposte sui redditi. Punto di partenza è appunto l’art 2 del Tuir ( Testo unico sulle Imposte).

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La massima della Corte di cassazione: la Corte di Cassazione con sentenza n 21970 depositata il 28 ottobre 2015 statuisce che ii fini delle imposte dirette, il contribuente che ha avviato un’attività imprenditoriale all’estero è tenuto, in applicazione del criterio formale dettato dall’articolo 2 del Tuir ( Testo unico sulle Imposte) , a pagare le tasse in Italia, fino a quando non risulti l’effettiva cancellazione dall’anagrafe di un comune italiano.

Le persone iscritte all’anagrafe proprio perché si considerano a tutti gli effetti residenti in Italia sono considerati altresi’ soggetti passivi di imposta.

 

Il caso sottoposto all’attenzione dei giudici: La vicenda riguarda un imprenditore italiano che, pur avendo avviato una nuova attività imprenditoriale in Romania, non si era cancellato dall’anagrafe della popolazione residente; da qui, la notifica, da parte dell’ufficio dell’ Agenzia delle Entrate, di un avviso di accertamento, a fini Irpef, per le annualità 1999 e 2000.

Il contribuente italiano impugna tempestivamente gli avvisi di accertamento ricevuti, riferiti all’IRPEF per due annualità, il 1999 e il 2000.

Davanti alla Commissione Tributaria Provinciale il contribuente afferma di non aver risieduto in Italia durante il periodo in questione.

Dopo essergli stato rigettato il ricorso egli si rivolge alla Commissione tributaria Regionale, deducendo ancora una volta l’illegittimità dell’atto poiché effettuato a carico di un soggetto non residente nel territorio italiano.

Il verdetto non muta però con la Commissione Regionale, la quale ribadisce la legittimità dell’atto, argomentando che, ai fini della qualificazione di soggetto passivo Irpef, è decisivo il dato formale dell’iscrizione nell’anagrafe della popolazione residente e, nel caso di specie, è stato proprio il contribuente ad ammettere di non essersi cancellato dall’anagrafe, in attesa di verificare l’andamento dell’attività imprenditoriale in Romania

Il giudizio approda in Cassazione su ricorso dell’imprenditore, che lamenta la violazione e/o falsa applicazione dell’articolo 2 del Tuir e dell’articolo 10, comma 1, della legge 448/1988.

L'art 2 in particolare identifica come residenti le persone fisiche che, per la maggior parte del periodo d’imposta, sono iscritte nelle anagrafi della popolazione residente o hanno, nel territorio dello Stato, il domicilio o la residenza, ai sensi del codice civile.

Il contribuente quindi si duole del fatto che la Commisione Tributaria Regionale  aveva omesso di valutare il fatto che la propria residenza era stata spostata in un’altra nazione per gli anni di imposta contestati.

 

Le motivazioni della Corte di cassazione: I giudici di legittimità, confermando quanto già stato deciso dai giudici dei precedenti gradi di giudizio.

La Corte di cassazione ha concentrato l’attenzione sul dato formale dell’iscrizione nell’anagrafe della popolazione residente, sancendone implicitamente la prevalenza sul dato fattuale del collegamento con il territorio (la residenza intesa come il luogo di dimora abituale).

In particolare, i giudici di legittimità  hanno ribadito il principio di diritto secondo cui, “ai fini delle imposte dirette, le persone iscritte nelle anagrafi della popolazione residente si considerano, in applicazione del criterio formale dettato dall’articolo 2, Dpr n. 917/1986, in ogni caso residenti, e pertanto soggetti passivi d’imposta, in Italia; con la conseguenza che, ai fini predetti, essendo l’iscrizione indicata preclusiva di ogni ulteriore accertamento, il trasferimento della residenza all’estero non rileva fino a quando non risulti la cancellazione dall’anagrafe di un Comune italiano”. Corte di Cassazione sentenza del 28 ottobre 2015, n. 21970.

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