Un'altra banca in difficoltà: Veneto Banca: con 770 milioni di rosso, 130 filiali chiuse e 430 esuberi!Le difficoltà finanziarie nel quale versano molte banche italiane ha coinvolto anche un'altra banca: la Veneto Banca: i numeri parlano chiaro. Veneto Banca ha chiuso i primi nove mesi del 2015 con una perdita di 770 milioni di euro. La perdita prima delle imposte, complici le rettifiche su crediti e la svalutazione degli avviamenti, è balzata a 865 milioni di euro, a fronte di un rosso ante-imposte di 10,8 milioni lo scorso anno. Le sofferenze, al netto delle svalutazioni, si sono attestate a 1,61 miliardi, pari al 6,5% dei crediti netti. A fine settembre l’insieme dei crediti deteriorati è salito a 4,71 miliardi, il 19% degli impieghi netti, contro il 16,5% di fine 2014). Ecco dunque che è stato necessario presentare un piano d’azione accanto alla tremenda relazione finanziaria datata 30.09.2015.

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Mentre negli articoli precedente abbiamo parlato delle difficoltà finanziarie di vari istituti bancari vedi articolo:"Qual è il futuro di Banca Carife, Banca delle Marche, Banca Etruria e Banca CariChieti? Probabile il BAIL-IN?" e "Licenziamenti a valanga per Unicredit, Intesa San Paolo, BNL, Monte Paschi, Veneto Banca, Banca Popolare di Vicenza"   oggi parliamo di Veneto Banca".

Alla base c’è una scelta di trasparenza e di responsabilità, intanto dopo la presentazione del piano di risanamento la Veneto Banca ha annunciato che entro il 2020 si prevede che ci saranno 430 esuberi e che verranno chiuse 130 filiali con l’obiettivo di risparmiare 19 milioni di euro.

Sarà coinvolto in tutto l’8% della forza lavoro.

La formula per mandare a casa il personale sarà quella del piani di pensionamento e pre-pensionamento, il contenimento del numero dei dirigenti ed estensione dell’utilizzo del part-time”.

Oltre a “esternalizzare le attività di back office e dei processi operativi a basso valore aggiunto” ci sarà anche un ottimizzazione del turn over del personale.

La banca inoltre entro aprile 2016 dovrà realizzare un aumento di capitale da 1 miliardo di euro per far fronte alla perdita da 968 milioni registrata nel 2014.

Non meno bene è andata quest’anno visto che Veneto Banca ha chiuso i primi nove mesi del 2015 con una perdita di 770 milioni di euro.

Sui conti inoltre pesano 530 milioni di euro di rettifiche su crediti (+133%) e l’azzeramento degli avviamenti.

Nel periodo gennaio-settembre i ricavi del gruppo sono scesi dell’11,6% a 586 milioni di euro e i costi operativi sono saliti del 7,8% a 111,5 milioni, con un risultato della gestione operativa dimezzato a 111 milioni.

L’istituto ha quindi deciso di avviare un operazione di pulizia che ha portato anche ad incrementare il livello di copertura dei crediti deteriorati del 36,8%.

Non solo si è deciso anche di scorporare dai suoi coefficienti patrimoniali 286 milioni di euro con cui ha finanziato la sottoscrizione delle proprie azioni da parte dei clienti.

Occorre ricordare lo scorporo dei finanziamenti per acquistare azioni ha pesato sugli indici patrimoniali, con il Cet1, che è il principale indicatore della solidità patrimoniale, che scende al 7,12% dall’8,37% segnato lo scorso 30 giugno e il total capital ratio già dal 9,43% all’8,13%. Nel corso di questi mesi proseguirà l’attuazione del piano industriale 2015-20.

Tra gli obiettivi, l’ aumento dell’efficienza della macchina operativa attraverso la razionalizzazione degli organici (prepensionamenti), la revisione dell’assetto organizzativo e delle società partecipate e l’outsourcing delle attività di back office.

Il risanamento dei conti è per Veneto Banca è stato un passo necessario posto che la stessa dovra presto trasformarsi in Spa.

Come previsto dalla legge di riforma delle banche popolari.

Occorre ricordare come purtroppo questa pesante eredità del passato, lasciata a causa della malagestione degli ex vertici, farà sì che la banca, per rimettere in sesto i bilanci, debba anche razionalizzare tutte le partecipazioni “con l’obiettivo di concentrare le risorse disponibili sull’attività caratteristica della banca” e taglierà quindi di 2,7 milioni le spese di consulenza, di 1,7 quelli per le auto aziendali e di 1,5 le uscite per sponsorizzazioni.

Con la quotazione in Borsa e la realizzazione dell’aumento di capitale da un miliardo ’istituto, punta a registrare nel 2020 un utile di 240 milioni di euro. Il margine di intermediazione è visto in aumento del 12,2% dagli 825 milioni del 2014 ai 925,5 milioni di fine 2018 per poi salire a 1 miliardo nel 2020.

Tra il 10 e il 15 febbraio 2016 ci sarà la presentazione del bilancio consolidato del 2015, in netto anticipo rispetto agli anni scorsi, a dimostrazione della volontà di trasparenza e cambio di passo della banca, a cui seguirà la presentazione dello stesso alla Consob e a Borsa Italiana.

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