Normativa del Un tema mediatico di grande importanza è la disciplina europea del "bail-in", in vigore nell'ordinamento italiano dal 1° Gennaio 2016. Essa prevede il salvataggio interno delle banche, ossia con denaro di azionisti, creditori (subordinati e non) e correntisti con depositi superiori a 100.000 euro. Fa discutere l'applicazione della normativa in seguito al caso politico del salvataggio delle 4 banche regionali: Banca Etruria, Banca Marche, CariChieti e CariFerrara. Il sistema bancario italiano ed europeo è in una fase di graduale ed intenso cambiamento. Lo scopo è il consolidamento patrimoniale degli Istituti e l'utilizzo esclusive di risorse private in caso di fallimento delle stesse.

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La direttiva europea "Bank recovery and Resolution Directive" ha introdotto un insieme di regole finalizzate a garantire maggiore stabilità e sicurezza al sistema creditizio europeo.

Durante la crisi finanziaria 2007-2008, gli interventi pubblici generalizzati, se da un lato hanno garantito una limitazione dei danni al sistema finanziario europeo, dall'altro hanno generato notevoli costi per i bilanci pubblici dei Paesi membri UE, alla base della successiva crisi che ha coinvolto Paesi come Italia e Spagna nel 2011. 

In tale frangente, soprattutto nei Stati extra-UE, le fasi di insolvenza e dissesto delle banche sono state risolte mediante un intervento pubblico marcato e decisivo, che ha assunto il nome di "bail-out".

Il termine indica l'intervento di istituzioni pubbliche o controllate dai Governi al fine di ripianare le crisi di liquidità o insolvenza patologiche delle grandi banche. Infatti, in molti casi, gli amministratori di queste ultime hanno agito in una condizione di "azzardo morale", effettuando investimenti di dubbia qualità, nella convinzione di un intervento dello Stato in caso di problemi, finalizzato alla tutela dei correntisti e ad evitare crisi sistemiche.

Le "autorità di risoluzione" previste dalla normativa hanno il potere di avviare una "risoluzione significativa degli istituti di credito, ossia un processo di ristrutturazione finalizzato a ripristinare, in condizioni di redditività e sostenibilità economica, i servizi essenziali offerti dalla banca, oltre che liquidare le restanti attività.

L'alternativa alla risoluzione è la liquidazione delle attività (in gergo tecnico assets) della banca. In tal caso, la situazione di gone concern, impone un freno all'operatività della stessa.

La citata direttiva BRRD, recepita dall'ordinamento italiano ed in vigore dal 1° Gennaio 2016, prevede che in caso di crisi bancaria, le autorità di risoluzione hanno il potere di liquidare solo una parte delle attività dell'istituto di credito; trasferire temporaneamente attività e passività in una "bridge bank" (banca ponte), per svolgere le funzioni più importanti, in attesa di una successiva liquidazione; trasferire i crediti deteriorati ad una bad bank, che ne gestisca la liquidazione o applicare la disciplina "bail-in".

Quest'ultima prevede la possibilità di una riduzione del valore delle azioni (anche azzeramento) ed obbligazioni o la conversione di queste ultime in strumenti di rischio (azioni) con contestuale diminuzione del loro valore, al fine di assorbire le perdite della banca e favorire una ricapitalizzazione dell'ente. 

La novità consiste nella partecipazione di inusuali categorie di risparmiatori, gli obbligazionisti ed i correntisti, alle perdite delle banca. Ricordiamo che essi, di norma, ricevono un rendimento fisso a fronte di un investimento in capitale di debito e non di rischio.

Occorre precisare, tuttavia, che i destinatari di conversione in azioni sono, in primis, i titolari di obbligazioni subordinate (che ricevono un rendimento maggiore rispetto ai normali creditori della banca) ed obbligazioni convertibili.

Inoltre, i correntisti con depositi fino a 100.000 Euro ed i titolari di passività garantite, sono esclusi dalla disciplina, in quanto coperti dal sistema di garanzia dei depositi. I piccoli risparmiatori possono quindi dormire tranquilli!

In conclusione, è possibile intuire che la logica di base della normativa è quella di imporre una salvataggio dall'interno degli istituti di credito, prevenendo fenomeni di azzardo morale e penalizzando la mala gestio degli amministratori.

Soprattutto, evitando l'utilizzo di risorse dei contribuenti in caso di situazioni di crisi delle banche, come troppo spesso è accaduto in passato. 

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