contro l'anatocismoUn'altra vittoria per le vittime dell'anatocismo, sempre grazie alla decisione di un giudice (il giudice  Caterina Zambotto), questa volta del l tribunale civile di Padova, che ha  condannato la banca Antonveneta a restituire ben 213,184,17 euro ad un imprenditore locale.

La condanna per la banca Antonveneta comprende gli interessi e la rifusione delle spese, e la compensazione del credito che vanta nei confronti dell’imprenditore, una cifra pari a 76.125,23 euro.

Il titolare di un mobilificio nel 1995, aveva aperto un conto corrente presso Antoveneta con l'apertura di un fido, per il quale i tassi di interessi e le commissioni di massimo scoperto crebbero a dismisura, e l'uomo si rivolse ad un avvocato per tutelarsi. 

Il perito, dottor Marco Razzino, incaricato dal Tribunale  ha concluso che su 158 mila euro versati, circa 140  potevano essere considerati indebiti, se non addirittura illeciti i 10 mila euro di commissioni per il massimo scoperto.

Il Tribunale ha ritenuta non valida la clausola contrattuale che consente alla banca di aumentare i tassi in modo svantaggioso per il cliente unilateralalmente, aggirando così la normativa.

Alfredo Belluco, responsabile dello Sportello utenti bancari di Federcontribuenti Veneto sottolinea che "Purtroppo sono tantissimi i contenziosi per contestare l’applicazione degli interessi anatocistici e usurari da parte delle banche".

Ed aggiunge che  "Le banche usano giochetti contabili, capitalizzando gli interessi maturati e calcolando così, sulla nuova somma, gli interessi da applicare nei trimestri successivi".

E "Se poi si aggiungono le commissioni per il massimo scoperto, abbiamo rilevato tassi di interesse da capogiro fino al 422%".

 

Marco Paccagnella, Presidente Federcontribuenti Veneto, ricorda che "purtroppo ci capita spesso di ascoltare vittime di usura o anatocismo cadute dalla padella alla brace perchè finite tra le mani di agenzie o società che promettono risarcimenti dietro pagamenti altissimi.

Da noi la prima consulenza è gratuita e solo nel caso in cui il contribuente decide di andare in giudizio è richiesto il minimo tariffario permesso dalla legge.

Questa è la nostra politica, garantire tutela senza speculare sulle disgrazie altrui".

 

Cristina Iadeluca

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