eniAssolti con formula piena tutti i 12 dirigenti Eni di tutte i 43 capi d'accusa che accusavano fra l'altro di aver "gonfiato" per anni le fatture dei privati cittadini di almeno il 6%.

Nessuno può sostituirsi al giudice che ha sentenziato la totale innocenza Eni su accuse gravissime: secondo l'accusa, le società e i loro manager avrebbero sottratto al pagamento delle accise un miliardo e mezzo di metri cubi di gas, pari a 260 milioni di euro, e all'accertamento qualcosa come 20 miliardi di euro.

Pesanti le accuse di un’inchiesta nata sei anni fa, che sembrava aver accertato come nelle case degli italiani, per decenni, fosse stato distribuito meno gas (oltre il 6 per cento di media) rispetto a quello regolarmente fatturato in seguito all’utilizzo di vecchi contatori a "membrana naturale" non affidabili.

Partita da una normale verifica effettuata dall’ufficio metrico allo stabilimento Snam di Mazara Del Vallo, da dove transitano i due terzi del gas italiano, sul contatore dell’impianto si certifica che i sigilli sono fuori uso. Le fiamme gialle, su delega dei pm di Milano Maria Letizia Mannella e Sandro Raimondi, continuano le loro verifiche e i passi successivi portano all’iscrizione nel registro degli indagati anche del numero uno dell’Eni, Paolo Scaroni (posizione poi archiviata).

Alla chiusura delle verifiche, suffragate da perizie e confortate dalle normative in vigore nell’Ue, dodici persone, tra cui otto manager e responsabili di Eni e Snam Rete Gas, sono state accusate, a vario titolo, di ostacolo all’attività degli organi di vigilanza, violazione della legge sulle accise e violazione delle norme sui sigilli. Nel capo d’imputazione si sosteneva, inoltre, che gli imputati avessero sottratto all’accertamento dell’erario accise per 18 miliardi
di euro.

 

Insomma di tutto ciò nulla pare vero, e come spesso capita per molte sentenze italiane si è riscontrato che i sigilli si sono violati da soli e che i conti erano solo frutto di calcolatrici "tarate" male.

Written by Alice Salvador

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