La recente riforma fiscale può definirsi una riforma che incise veramente sul sistema di tassazione italiano?I cinque decreti di attuazione delle legge delega n 23 del 2014 di riforma fiscale riguardano la revisione del sistema sanzionatorio, la stima e monitoraggio dell`evasione fiscale, la riscossione di tasse e tributi, l'interpello e il contenzioso ma anche la riorganizzazione delle Agenzie fiscali. In ultimo, il governo ha dato l'ok alla fusione tra Wind e H3g (3 Italia). Si è cosi concluso cosi, dopo la loro approvazione, il lungo cammino della riforma fiscale. Riforma fiscale che in realtà però non ha toccato quelle disposizioni che avrebbero permesso di ridisegnare un’organica riforma del sistema generale di tassazione. In attesa di una riforma più incisiva resta positivo il giudizio sul decreto sul monitoraggio dell’evasione fiscale e su quello relativo alla disciplina degli interpelli. Rimane ancora irrealizzata però la riforma del catasto.

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Con l’approvazione degli ultimi cinque decreti attuativi si è concluso il lungo cammino della riforma fiscale.

In breve i 5 decreti legislativi approvati definitivamente introducono le seguenti misure:

1) misure per la revisione della disciplina degli interpelli e del contenzioso tributario (vi sono maggiori opportunità per scongiurare i contrasti col Fisco. In tal senso, lo strumento della mediazione si allarga anche a tutte le contestazioni fino a 20mila euro);

2) misure per la semplificazione e razionalizzazione delle norme in materia di riscossione;

3) misure per la revisione della disciplina dell’organizzazione delle agenzie fiscali;

4) misure per la revisione del sistema sanzionatorio (vi sono meno costi per i contribuenti che si mettono in regola col Fisco, correggendo eventuali errori od omissioni il più presto possibile);

5) stima e monitoraggio dell’evasione fiscale e monitoraggio e riordino delle disposizioni in materia di erosione fiscale.

 

Ma possiamo dire che il sistema tributario è stato veramente riformato?

Un attento esame di quanto disposto nei cinque decreti legislativi che danno attuazione alla indicazioni della Legge delega n.23 del 2014 suggeriscono che la risposta a questa domanda debba esser in buona parte negativa.

Al di là di alcune novità non di poco conto introdotte, il sistema tributario, nel suo complesso, resta però quello disegnato dalla riforma fiscale del 1971: quella che ha creato la dichiarazione dei redditi, la ritenuta alla fonte e l’Iva.

Non sono state toccate quelle disposizioni che avrebbero permesso di ridisegnare un’organica riforma del sistema generale di tassazione.

Inoltre partendo proprio dall’esame delle misure per la revisione del sistema sanzionatorio, non si può non notare come mentre la disciplina del nuovo regime penale si applica subito dall’entrata in vigore del provvedimento, il nuovo regime delle sanzioni amministrative si applica dal primo gennaio 2017.

Risulta quindi evidente come il Governo ha in definitiva rinviato l’intervento normativo a momenti migliori, applicando nel frattempo una disciplina che appare non innovare troppo l’attuale apparato sanzionatorio.

Le sanzioni amministrative in definitiva vengono modificate sulla base del principio di proporzionalità delle condotte illecite , introducendo sanzioni graduate, anche riducendole per gli illeciti di più lieve entità. Nulla è stato ancora fatto sul catasto che costituisce lo strumento base per la regolamentazione del settore immobiliare.

Le classificazioni e i valori che esprime sono già da tempo del tutto inadeguati a fotografare in misura anche solo minimamente attendibile la situazione effettiva.

Laddove questa riforma comunque merita un giudizio positivo è forse sulla certezza e semplificazione.

La riforma fiscale grazie ai decreti sull’interpello da una più chiara definizione di che cos’è “elusione” o “abuso di diritto”; attraverso una più efficace sistematizzazione del dialogo fra fisco e contribuente.

Vengono introdotti inoltre 4 interpelli: ordinario, anti-abuso, disapplicativo, probatorio.

Entrambi gli istituti richiedevano un più chiaro quadro definitorio.

Ed è cio che è stato fatto, benchè ciò ancora non basta.

Positivo è, infine, il giudizio sul decreto sul monitoraggio dell’evasione fiscale.

Non per gli obiettivi di riduzione del prelievo che ne possono derivare; ma perché definisce luoghi e strumenti di misurazione del fenomeno che consentiranno nel tempo di discutere meno sull’onda di sensazioni o estrapolazioni da ricerche di terzi e più sulla base di mirate conoscenze proprie.

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