Dall’Agenzia delle Entrate la direttrice Orlandi tuona: la riforma del catasto, un occasione mancata Doveva essere emanato a settembre il DLgs che avrebbe consentito la revisione del Catasto dando l’avvio ad una riforma fiscale sugli immobili che consentiva una maggiore equità tributaria. Per consentire una valutazione più oggettiva infatti, il valore degli immobili sarebbe stato determinato dalla superficie e non più dai vani. A ogni unità immobiliare sarebbe stata attribuita una rendita e un valore patrimoniale. Un'altra novità riguardava la modifica del raggruppamento degli immobili: questi non sarebbero più stati raggruppati in categorie e classi, ma venivano previste solo due tipologie di fabbricati: quelli ordinari e quelli speciali. Gli appartamenti dovevano esser inseriti tutti nella categoria ordinaria O/1, mentre ville, immobili signorili e artistici avranno una regolamentazione diversa. Poi tutto si blocco per un motivo molto semplice: la riforma avrebbe comportato una maggiore tassazione.

Copyright © All Rights Reserved - We-News.com

Era fine gennaio quando il Governo progettò di mettere in moto la riforma del catasto.

L’obiettivo della Riforma sul catasto doveva esser la correzione dei problemi di equità riscontrati nel sistema di imposizione sugli immobili.

Il Governo pensava di allineare cosi i valori catastali ai valori economici reali.

In attuazione alle norme contenute nella legge delega fiscale n. 23/2014, che prevedeva la revisione della disciplina del sistema estimativo del catasto, si parti’ con il D.Lgs. n. 198/2014.

Tale Dlgs disciplinava la composizione, le attribuzioni e il funzionamento delle Commissioni censuarie che dovevano insediarsi entro novembre 2015.

Tali organismi dovevano rivestire un ruolo centrale nei procedimenti di determinazione delle tariffe d’estimo, a sostegno dell’amministrazione finanziaria.

Alle Commissioni censuarie locali sarebbe spettato il compito di validare le funzioni statistiche (di localizzazione e sulle caratteristiche edilizie dei beni) determinate dall’Agenzia delle Entrate.

Il primo step della Riforma sul catasto prevedeva l’esame di circa 60 milioni di immobili registrati in catasto da parte dell’Agenzia delle Entrate.

L'analisi doveva servire a dargli una nuova valutazione catastale in base ai nuovi criteri adottati. Fino ad oggi, le rendite catastali, cioè il valore presente in visura su cui i contribuenti calcolavano le imposte da pagare (IMU, TASI ecc..), erano state stabilite in base ai vani, alle stanze in cui era diviso l'immobile.

Per consentire una valutazione più oggettiva, la Riforma prevedeva che il valore degli immobili fosse determinato dalla superficie e non più dai vani.

A ogni unità immobiliare doveva esser attribuita una rendita e un valore patrimoniale.

Per gli immobili ordinari, dopo aver rilevato la superficie, le rendite e i valori patrimoniali dovevano esser determinati applicando apposite funzioni statistiche che mettano in relazione il reddito e il valore medio ordinario di mercato con le caratteristiche dell’immobile e gli altri fattori in grado di aumentarne o diminuirne il valore complessivo, come ad esempio la sua posizione.

Nel caso dei fabbricati speciali si sarebbe proceduto mediante stima diretta, mentre le rendite dovevano esser calcolate applicando saggi di redditività media ai valori patrimoniali.

Le categorie di distinzione degli immobili dovevano esser quindi solo due (Ordinarie e Speciali). Venne indicato in 5 anni il termine per la complessa ridefinizione dei dati del nuovo catasto di edilizia urbana, con i quali poi, l'Agenzia delle Entrate avrebbe determinato il reale valore fiscale degli immobili.

Poi però tutto si blocco perché dalle simulazioni sugli effetti dell’algoritmo che avrebbe dovuto rivedere i valori degli immobili è emerso che le rendite sarebbero esplose.

E con loro l’ammontare delle tasse da pagare.

Il Direttore dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi oggi 7 ottobre ritorna sulla riforma «è stata un’occasione perduta perché era un reale aggiornamento delle informazioni e delle conoscenze sul valore reale degli immobli.

Poi era da vedere come utilizzarla.

La legge fissava l’invarianza di gettito, e quindi avrebbe permesso un riallinamento tra chi paga e chi non ha mai pagato».

E mentre quindi l’Agenzia delle Entrate scalpita per rimettere in gioco il Dlgs sulla riforma del catasto in otto mesi, da gennaio ad agosto di quest’anno, le Entrate hanno scoperto “oltre 1,2 milioni di immobili fantasma“, cioè nascosti al fisco, da cui è stata riscossa una “rendita complessiva “aggiuntiva “di 825 milioni di euro”.

Vuoi sapere quante visite ha questo articolista? Clicca sul bottoncino "VS" a lato.

«Quanto ti è piaciuto questo articolo???»
... Aiutaci:

1) Condividendolo sui Social Network;

2) e Registrandoti per Commentarlo QUI sotto.

Grazie di cuore!

N.B. L'autore di questo articolo manleva da ogni qualsivoglia responsabilità questo sito e chi vi ci lavora per qualunque danno arrecato. Se pensi che ci sia stato dichiarato il falso e/o siano state commesse delle infrazioni legali, scrivici per poterti mettere in contatto direttamente con l'autore che si assume il 100% della responsabilità.

Log in to comment