Corte di Cassazione S.U. sentenza n. 17815 del 2015 : In quali casi non si paga l’IVA sulle importazioni? La Corte di Cassazione riunita a S.U. con la sentenza n. 17815 del 2015 ha dichiarato che l’IVA sulle importazioni di merci fisicamente introdotte in un deposito fiscale non può essere richiesta se già regolarizzata nell’ambito del meccanismo del reverse charge. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società contribuente, affermando un principio non presente nella giurisprudenza tributaria italiana e cioè che la normativa nazionale può subordinare la concessione dell’esenzione dell’IVA sulle importazioni alla condizione che le merci importate, e destinate ad un deposito fiscale, vi siano “fisicamente” introdotte. Non si può però imporre il pagamento dell’imposta ove la medesima sia già stata regolarizzata nell’ambito del meccanismo dell’inversione contabile. In definitiva gli ermellini hanno tenuto conto del dictum della sentenza Equoland pronunciata dalla Corte Europea nel 2014.

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La massima della Corte di Cassazione Cassazione: la corte ha sostenuto che nel caso in esame non solo risultava che la società importatrice si era avvalsa in modo virtuale del deposito fiscale ai fini IVA, in relazione alla immissione in libera pratica di merci importate da paesi extra UE, ma altresi' risultava incontestato che l'IVA veniva successivamente assolta dall'importatore all'atto dell'estrazione della merce dal magazzino IVA in regime di reverse charge, con emissione di autofatture.

Accoglie quindi il ricorso della società importatrice delle merci, rigettando cosi la tesi dell'Agenzia delle dogane che sosteneva che non poteva ipotizzarsi la possibilità di ritenere assolta l'IVA all'importazione con il meccanismo della c.d. autofatturazione relativo all'IVA interna.

Descrizione del caso all’esame dei giudici: Il fatto trae origine dal contenzioso instaurato tra l’Agenzia delle Dogane ed una S.r.l.

La S.r.l. ha proposto ricorso innanzi alla CTP contro 11 avvisi di rettifica emessi dalla Dogana per la ripresa a tassazione dell'IVA che la società aveva omesso di versare, ancorché non avesse provveduto alla materiale immissione della merce deposito IVA di altra società.

La CTP respingeva il ricorso con sentenza impugnata dalla società contribuente innanzi alla CTR, che confermava la sentenza impugnata.

Secondo la CTR la pretesa fiscale era immune da vizi, risultando che la merce non era stata introdotta nel deposito, legittimando la ripresa a tassazione nei confronti dell'importatore e del depositario responsabile per la falsa dichiarazione in dogana.

Contro la sentenza proponeva ricorso in Cassazione la società contribuente, sostenendo che la CTR non aveva fatto corretta applicazione della disciplina normativa introdotta dalla legge (art. 50-bis, D.L. n. 331/1993) dalle quali risultava che il beneficio del mancato pagamento dell'IVA era collegato non già all'effettiva e materiale inserimento della merce nel deposito fiscale IVA, ma alla semplice realizzazione di prestazioni di servizi negli spazi limitrofi al deposito, dovendosi quindi ritenere assolto il tributo con l'estrazione della merce, non essendo necessario né l'effettiva introduzione nel magazzino, né lo scarico delle merci dall'automezzo di trasporto né tanto meno un tempo minimo di permanenza nei locali adibiti a deposito.

Doveva pertanto ritenersi che l'IVA fosse da ritenere assolta per effetto dell'emissione dell'autofatturazione che rappresentava un mezzo estintivo del debito IVA.

Le motivazioni della Corte a S.U: I Supremi Giudici, con la sent. n 17815 del’ 08.09. 2015, dopo aver ricordato l’orientamento consolidatosi nella giurisprudenza di legittimità, osservano come la questione dell'applicazione del regime di cui all'art. 50-bis, comma 4, lettera b), D.L. n. 331/1993 alle ipotesi di immissione di beni extra UE in libera pratica senza la materiale introduzione della merce nel deposito fiscale, debba oggi tener conto della giurisprudenza della Corte di Giustizia e, segnatamente, della sentenza Equoland del 2014.

La Corte a SU quindi ritene di superare, in accordo al dictum della pronuncia della Corte Europea, tutti quei principi fissati sul tema da altre pronunce della Cassazione.

Con tale sentenza infatti la Corte Europea è giunta a conclusioni opposte a quelle espresse dalla Corte di Cassazione italiana fino ad allora, specialmente con riferimento alle ricadute prodotte dall'assolvimento dell'IVA con il sistema dell'autofatturazione che l'importatore e/o il titolare del deposito svolgono dopo il passaggio virtuale in deposito all'atto dell'estrazione dei beni.

Di rilievo sono le conseguenze pratiche che emergono della sentenza a SU che si adegua all’orientamento della Corte Euopea: la normativa nazionale può subordinare la concessione dell’esenzione alla condizione che le merci importate e destinate ad un deposito fiscale vi siano fisicamente introdotte, ma, in ossequio al principio di neutralità fiscale, non può imporre il pagamento dell’imposta ove la medesima sia già stata regolarizzata nell’ambito del meccanismo dell’inversione contabile.

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