Qual’è la prescrizione di una cartella di Equitalia? Con un ordinanza n.20213/15, lo scorso 8 ottobre la Cassazione  ha chiarito, definitivamente, quali sono i termini di prescrizione delle cartelle esattoriali di Equitalia. Solitamente si è portati a pensare, che la prescrizione delle cartelle di pagamento avesse il vincolo dei dieci anni dalla data di notifica al contribuente: ebbene l’ordinanza della Cassazione n. 20213/15 del 8 ottobre 2015 ha precisato che la prescrizione delle cartelle esattoriali non ha sempre scadenza decennale ma varia in base al tributo violato e di cui si richiede il pagamento. Fatta tale premessa la Corte di cassazione sottolinea che in ogni caso le cartelle di Equitalia nate su atti non definitivi non hanno più valore dopo cinque anni, mentre per quelle che derivano da accertamenti divenuti irrevocabili, o perché non impugnati né pagati dal contribuente, o a seguito di sentenza passata in giudicato, la prescrizione è decennale.

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La massima della Corte di cassazione: la Corte di cassazione traccia una distinzione fra termine di prescrizione breve e lungo.

Il termine di prescrizione breve o quinquennale che generalmente si applica ai contributi previdenziali dovuti all’ INPS e alle imposte locali riguarda esclusivamente quei titoli di condanna non definitivi e quindi revocabili.

L’applicabilità del termine di prescrizione ordinaria cioè decennale ( ad esempio quella sulle imposte sui redditi -IRPEF, IRAP, IRES, IVA-) è subordinata invece al fatto che l’atto diventi definitivo e irretrattabile.

Per atto definitivo si intende che lo stesso non è più suscettibile né di impugnazione perché sono decorsi i termini previsti dalla legge, o che sullo stesso è intervenuta un a pronuncia di giudicato definitiva.

Con particolare riferimento al caso della tassa sui rifiuti, la cartella traeva origine “dalla legge che la regola”, potendo dunque applicarsi il termine breve di prescrizione.

In altre parole, prosegue ancora la sentenza della Cassazione, per poter invocare con efficacia il termine lungo e ordinario di 10 anni, l’agente per la riscossione avrebbe dovuto “indicare l’esistenza di un titolo definitivo a pretendere”, come invece non si è verificato nella fattispecie su cui la sezione della Suprema Corte si è pronunciata.

 

Il caso riguardava un uomo che aveva ricevuto diverse cartelle da Equitalia relative alla tassa sui rifiuti,  per gli anni dal 1998 al 2004.

Il contribuente aveva fatto ricorso dopo essersi accorto che il Comune aveva affidato il ruolo di riscuotere la tassa a Equitalia oltre il termine di legge.

La difesa del contribuente si concentrava sull'articolo 2948 del codice civile che prevede un termine di prescrizione di cinque anni.

Il contribuente sosteneva che non tutti i crediti vantati da Equitalia si prescrivono in 10 anni.

In alcune ipotesi, infatti, il termine può essere ridotto a 5 anni, purchè originati da atti non definitivi.

Pertanto, il termine ordinario di 10 anni si applica solamente alle cartelle che derivano da accertamenti divenuti irrevocabili, o perché non impugnati né pagati dal contribuente, o a seguito di sentenza passata in giudicato.

Il contribuente quindi ribadiva che nel caso della cartella a lui notificata fosse intervenuta la prescrizione quinquennale, sul potere esattivo dell’imposta.

Tale valutazione era stata poi accolta sia dalla Commissione tributaria provinciale di Cosenza, che dalla Commissione tributaria regionale di Catanzaro.

Per i giudici di merito, ad essere applicato doveva infatti essere proprio l’articolo 2948 c.c. e non l’articolo 2946, che invece fissa a 10 anni il termine della prescrizione.

Equitalia presenta ricorso in Cassazione.

 

Le motivazioni della Cassazione.

Gli ermellini anche in sede di legittimità accolgono la tesi interpretativa del contribuente chiarendo una volta per tutte che solamente i crediti Equitalia evidenziati in cartelle che derivano da accertamenti divenuti irrevocabili, possono scontare il termine ordinario di prescrizione pari a 10 anni.

Al contrario interviene dunque la prescrizione in metà tempo quando il titolo esattivo non è da considerarsi ne definitivo ne irretrattabile.

Nel caso della tassa rifiuti, infatti, la cartella traeva origine «dalla legge che la regola», scontando quindi il termine breve di prescrizione.

Equitalia, per poter invocare il termine lungo, avrebbe dovuto «indicare l’esistenza di un titolo definitivo a pretendere», circostanza che non si è verificata.

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