Quando si ritiene legittima un ispezione della Guardia di Finanza?I Giudici della Cassazione nella sentenza del 14 ottobre 2015, n. 20636 hanno statuito che poichè la Guardia di finanza è organo di polizia giudiziaria, non ha bisogno dell’autorizzazione del comandante di zona, ma semmai dell’autorità giudiziaria per poter procedere ai necessari controlli effettuando accessi presso pubblici esercizi o locali adibiti ad aziende industriali o commerciali per eseguire verificazioni e ricerche. I giudici di legittimità hanno quindi rigettato il ricorso del contribuente che lamentava non solo l’illegittimità dell’acquisizione della documentazione bancaria operata dalle Fiamme Gialle senza la preventiva autorizzazione del comandante di zona, ma anche la carenza di motivazione del decreto di autorizzazione della procura sui gravi indizi di colpevolezza, necessari per legittimare l’ispezione. Gli ermellini respingono il ricorso del contribuente ritenendo che per accedere alla documentazione bancaria del contribuente non sia necessaria una preventiva autorizzazione specifica.

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La massima della Corte di Cassazione: I Giudici della Cassazione nella sentenza del 14 ottobre 2015, n. 20636 hanno statuito che se la Guardia di Finanza opera in veste di polizia tributaria, non ha bisogno dell’autorizzazione del comandante di zona, per accedere alla documentazione bancaria del contribuente.

 

Il caso sottoposto all’attenzione dei giudici: Il contribuente aveva impugnato l’esito del giudizio di appello, che aveva affermato la legittimità dell’avviso di accertamento emesso nei suoi confronti a seguito di un processo verbale di constatazione redatto dalla Guardia di Finanza e di indagini sui suoi conti correnti.

Il Giudice di appello aveva ritenuto fondato l’accertamento, tenendo anche conto che le indagini bancarie avevano reso evidenti “enormi flussi di entrate”, non giustificati dal contribuente; le osservazioni dei Giudici hanno poi riguardato il mancato inventario del magazzino, non effettuato dalle Fiamme gialle: ciò avrebbe superato una apparente contraddizione nel ricalcolo dei costi, basata sul fatto che le uscite per acquisto merce si siano tradotte in vendite nell’esercizio, ma tuttavia tali uscite si riferivano ad acquisti di beni e servizi non fatturati.

Il contribuente, lamentava l’illegittimità dell’acquisizione della documentazione bancaria operata dalle Fiamme gialle senza la preventiva autorizzazione del comandante di zona.

Ciò non è sembrato rilevante ai Giudici.

La Guardia di Finanza aveva infatti agito “nell’esercizio dei poteri di polizia giudiziaria nel corso di indagini penali”.

Non solo, lamentava che il decreto di autorizzazione della procura non motivava adeguatamente sui gravi indizi di colpevolezza per i quali era stata acquisita la documentazione bancaria, è che quindi l’ispezione della Guardia di finanza doveva considerarsi illegittima, non potendo esser essere usata ai fini dell’accertamento fiscale.

La Guardia di Finanza dal canto suo ribadiva non solo che nessuna disposizione di legge contempla la necessità dell’autorizzazione del comandante di zona, ma altresi’ faceva presente che nel caso in cui si facciano verifiche controlli effettuando accessi presso pubblici esercizi o locali adibiti ad aziende industriali o commerciali basta soltanto l’autorizzazione del procuratore della Repubblica per accedere ai locali, senza l’indicazione di gravi indizi di violazione delle norme fiscali.

 

Le motivazioni della Corte di Cassazione: I Giudici di legittimità hanno accolto le doglianze della Guardia di Finanza e rigettato il ricorso del contribuente posto che la Guardia di Finanza è dotata degli stessi poteri investigativi di cui dispongono gli altri Uffici giudiziari.

La stessa quindi è assoggettata solo alla direzione e ai controlli dell’autorità giudiziaria.

Circa l’altro motivo addotto dal contribuente sulla mancanza di motivazione sulla sussistenza di gravi indizi tali da poter giustificare l’ispezione e l’acquisizione della documentazione bancaria, la Corte di Cassazione chiarisce che è il giudice di merito a dover verificare la presenza della motivazione circa la sussistenza di gravi indizi dell’illecito fiscale, controllando quindi la correttezza di tale apprezzamento.

Ne consegue che se nel corso del processo, l’Amministrazione non produce la richiesta di accesso degli organi accertatori, cui è correlata l’autorizzazione del Pm, si può legittimamente ritenere impedita la verifica della effettiva esistenza dei gravi indizi necessari per il rilascio dell’autorizzazione e quindi l’illegittimità del successivo atto impositivo.

Ma ciò nel caso di specie ciò non è avvenuto.

Gli ermellini hanno quindi respinto il ricorso del contribuente.

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