È legittima la notifica di una cartella esattoriale consegnata alla convivente?La Corte di cassazione con la sentenza 18934 del 24 settembre 2015 ha statuito che deve ritenersi valida la notifica di una cartella di pagamento effettuata presso la residenza estera di un soggetto non residente mediante consegna al coniuge convivente. Infatti, sebbene la disciplina della notificazione preveda che gli atti tributari debbano essere notificati presso il domicilio fiscale del contribuente, la sua inosservanza non comporta ex se l’illegittimità della notifica quando essa è eseguita mediante una procedura più garantista per il contribuente quale, appunto, la notifica presso la residenza del destinatario con consegna al coniuge convivente. Qualora infatti, il contribuente si dimentichi di comunicare all’agenzia fiscale il trasferimento del suo domicilio, l’A.E. procedente può eseguire le notifiche anche presso la sua residenza.

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(Per approfondimenti sul tema vedi articolo “Qual è la prescrizione di una cartella di Equitalia?”)

La massima della Corte di cassazione: La Corte di cassazione, con la sentenza n. 18934 del 24.09. 2015, stabilisce in quali casi deve ritenersi valida la notifica di una cartella di pagamento effettuata presso la residenza estera di un contribuente.

La disciplina delle notificazioni degli atti tributari si fonda sul criterio del domicilio fiscale al quale, è collegato l'onere preventivo del contribuente di indicare all'Ufficio tributario l’indirizzo del domicilio e le eventuali variazioni.

Qualora non dovesse espletare tale onere l’Ufficio procederà ad inviare gli atti presso l’ultimo indirizzo noto.

 

Il caso all’esame della Corte di cassazione: La Commissione tributaria provinciale aveva dichiarato inammissibile, per tardiva proposizione, il ricorso di un contribuente non residente in Italia avverso la cartella di pagamento, per il recupero di Iva, emessa a seguito della definitività del prodromico avviso di accertamento.

L’appello del contribuente trovava accoglimento da parte della Commissione tributaria regionale, la quale osservava che la notifica della cartella doveva essere dichiarata nulla perché eseguita direttamente presso la residenza estera del contribuente mediante consegna al coniuge.

Al contempo, i giudici d’appello hanno chiarito che tale nullità non si riverbera sulla legittimità dell’atto, perché “l’unica conseguenza della nullità della notificazione della cartella esattoriale, comunque giunta infine a conoscenza dell’interessato come dimostra il fatto di averla impugnata, è la mancata decorrenza dei termini per impugnarla e, conseguentemente, la tempestività del ricorso proposto alla Commissione Tributaria Provinciale”.

 

L’Agenzia delle Entrate si opponeva alla decisione di secondo grado mediante ricorso in Cassazione, lamentando l’erroneità della decisione di merito nel punto in cui era stata dichiarata la nullità della notifica perché non eseguita nelle mani e presso il domicilio fiscale del contribuente.

La Corte suprema, ritenendo fondato il motivo di ricorso, ha deciso per la cassazione della sentenza impugnata e, decidendo nel merito, ha dichiarato inammissibile il ricorso originariamente proposto dal contribuente.

 

Le motivazioni della Corte di Cassazione: Gli ermellini sostengono che è valida la consegna della cartella esattoriale nelle mani della convivente nel caso di residenza all’estero.

Nel caso di specie, la Corte di cassazione parte dal presupposto che benchè la regola generale prevede la notifica degli atti tributari presso il domicilio fiscale del contribuente, tutta via ci sono anche le eccezioni. (cass. sentenza n. 18934 del 24.09. 2015).

L’obbligo della notifica può esser assolto in modo legittimo anche quando la stessa è eseguita mediante la consegna della cartella di pagamento presso la residenza estera del contribuente direttamente al coniuge convivente, qualora appunto-come in questo caso- il destinatario non sia più domiciliato in Italia.

I giudici della Cassazione, accogliendo le doglianze dell’A.E., abbracciano dunque una procedura più democratica sia per il contribuente, sia per l’Agenzia delle Entrate.

Qualora infatti, il contribuente si dimentichi (in buona fede) di comunicare all’agenzia fiscale il trasferimento del suo domicilio, il mancato adempimento, di tale onere di comunicazione, legittima l’Amministrazione finanziaria procedente ad eseguire le notifiche anche presso la sua residenza, posto che la stessa non può accollarsi l’onere di ricercare il domicilio fiscale corretto del contribuente.

L’eventuale notifica in luogo diverso dall’ultimo domicilio fiscale noto non comporta infatti l’illegittimità del procedimento di notificazione.

(Per approfondimenti sul tema vedi articolo “Qual è la prescrizione di una cartella di Equitalia?”)

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