Apple, vende in Italia e paga le tasse in Irlanda: evasione ?La Apple ha incassato 261 miliardi di euro nel quinquennio 2010-2014, cifra comparabile con il Prodotto nazionale lordo 2014 della Danimarca. Ha venduto nel mondo più di 556 milioni di iPhone, stabilendo un record difficilmente eguagliabile. Non è tutto oro quello che luccica però, perché sul fronte fiscale la multinazionale della tecnologia sembra avere abbastanza problemi. La Apple avrebbe portato all’estero in sette anni 9,38 miliardi di euro contro un fatturato complessivo dichiarato al Fisco italiano di 150 milioni. Il sistema è sempre lo stesso vendere in Italia e incassare in Irlanda. Questo ha portato alla sparizione di circa 880 milioni di euro di Ires (evasa in Italia tra il 2008 e il 2013) che sale a quasi 990 milioni se si conta anche il 2014.

Copyright © All Rights Reserved - We-News.com

Ci siamo già occupati nell’articolo “TAX RULING: L’Ecofin dice stop all’elusione fiscale!” di come le nuove norme sul tax ruling non permetteranno più ad una società di eludere il fisco attraverso il trasferimento di profitti da una filiale all’altra in diversi Stati.

In questo articolo ci occupiamo di come la Apple negli ultimi quattro anni abbia pagato una cifra veramente esigua di tasse grazie ad un accordo (tax ruling) con il governo locale irlandese, dove si trovano le due sedi principali della società che la Commissione europea ha bollato come aiuto di Stato non dovuto.

Negli anni 2010-2014 la Apple avrebbe incassato 261 miliardi di euro, cifra comparabile con il Prodotto nazionale lordo 2014 della Danimarca.

E fin qui nulla di strano visto considerando l’impatto crescente che la vendita di iPhone ha comunque sul mercato globale.

Sono stati venduti 117 milioni di iPhone solo in Europa, realizzando profitti stimati in 34 miliardi di euro.

Quello che invece risulta un po’ stano è come sia riuscita a non pagare in sette anni 9,38 miliardi di euro.

La Apple ha in parole semplici ha pagato solo 1 miliardo di euro, generando mancati introiti alle autorità fiscali dei singoli Stati in cui ha le sedi, per circa 9 miliardi di euro, cosi che avrebbe sostenuto una pressione fiscale in media del 2,8%, percentuale bassissima se si pensa che la pressione fiscale in Italia per le aziende e non solo arriva anche al 54%.

In Italia la Apple ha dichiarato un fatturato complessivo dichiarato al Fisco italiano di 150 milioni di euro.

Ed è forse per questo che l’Agenzia delle Entrate e la procura di Milano si sono unite perché hanno il sospetto che circa 880 milioni di euro di IVA sarebbero stati evasi dalla Apple in cinque anni (2008 e il 2013).

Ma qual’è in realtà il sistema che permette alla Apple di pagare poche tasse, a fronte dell’introito di ingenti profitti?

Il sistema si basa sul fatto che dal punto di vista fiscale sono solo due le società con sede in IRLANDA che si occupano delle vendite globali, la Apple operation international per l’America e la Apple sales International per il resto del mondo.

Queste due società della Apple in realtà sono due holding (società controllanti) ovvero scatole vuote.

La Apple infatti, dirotta gli utili verso consociate (che si trovano sempre in Irlanda) delle due holding, dato che l’Irlanda applica un’aliquota del 12,5% sugli utili realizzati sul suo territorio.

E finora nel resto del mondo, compresi gli Stati Uniti, è riuscita, sfruttando anche varie lacune normative, a diventare una azienda globale senza sede.

Per gli irlandesi non è irlandese, per gli americani non è americana,  appunto perché il fatto di non avere stabili organizzazioni e quindi sedi fisse in un determinato Paese gli consente di beneficiare di agevolazione fiscali molto generose.

Ecco perché in tutti i Paesi europei Apple è oggetto di attenzione delle autorità fiscali, incluse quelle italiane.

L’inchiesta italiana punta a dimostrare che in realtà a gestire le vendite non sono le due società holding irlandesi (e più nello specifico la Apple sales international per l’Italia), ma una struttura occulta che, sotto lo schermo di Apple Italia, opera con una stabile organizzazione sull’intero territorio nazionale e che quindi dovrebbe pagare in Italia le tasse sugli utili che produce nel nostro territorio.

La Apple Italia sarebbe quindi una società di facciata perché è accreditata come semplice consulente della irlandese Apple sales international.

Ufficialmente la societa holding irlandese versa all’italiana circa 30 milioni l’anno per coprire i costi di consulenza, il resto dei ricavi rimangono in Irlanda.

I funzionari dell’Agenzia delle Entrate sostengono, invece, che quei ricavi sono curati e gestiti completamente in Italia attraverso appunto una struttura parallela che avendo una stabile organizzazione in Italia dovrebbe quindi pagare le tasse sui proventi o utili che riceve dalle vendite che effettua per conto della holding irlandese.

Vuoi sapere quante visite ha questo articolista? Clicca sul bottoncino "VS" a lato.

«Quanto ti è piaciuto questo articolo???»
... Aiutaci:

1) Condividendolo sui Social Network;

2) e Registrandoti per Commentarlo QUI sotto.

Grazie di cuore!

N.B. L'autore di questo articolo manleva da ogni qualsivoglia responsabilità questo sito e chi vi ci lavora per qualunque danno arrecato. Se pensi che ci sia stato dichiarato il falso e/o siano state commesse delle infrazioni legali, scrivici per poterti mettere in contatto direttamente con l'autore che si assume il 100% della responsabilità.

Log in to comment