Rischio aumento ticket sanitari: cosa c’è di vero? Il rischio di aumenti per tasse e ticket per le otto Regioni italiane quali il Lazio, Abruzzo, Campania, Molise, Sicilia, Calabria, Piemonte, e Puglia, non sembra un ipotesi cosi remota. Sono stati gli enti locali per primi che hanno lanciato l'allarme. Più in particolare sebbene il disegno di legge di stabilità 2016 non lo preveda espressamente, neanche vieta alle regioni di aumentare i ticket sanitari per il 2016. Lo stesso coordinatore degli assessori al Bilancio Massimo Garavaglia ha dichiarato che per quelle regioni che hanno un deficit sanitario, i presidenti posso decidere, per risanare la situazione di squilibrio di bilancio, o di agire sull'innalzamento delle tasse nelle regioni o di far leva sull’incremento dei ticket. Fermo restando l’aumento delle addizionali Irpef e Irap, in questo caso, è purtroppo un automatismo inevitabile.

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In 8 regioni italiane dal prossimo anno in i cittadini potrebbero pagare di più per il ticket sanitario. Questo è l'allarme lanciato dagli enti locali in vista dell'approvazione ormai imminente della legge di Stabilità 2016 in Consiglio dei ministri.

E una stretta sarebbe in arrivo, secondo quanto si legge nelle ultime bozze, anche sul turnover della Pubblica amministrazione dove l'asticella scenderebbe al 25%.

Il premier Matteo Renzi, continua a ribadire che i comuni e le regioni non potranno alzare le imposte.

La realtà sembra ben diversa perchè solo quelle regioni che non hanno disavanzi sanitari possono effettivamente farlo.

Viceversa nelle Regioni in disavanzo sanitario, - che sono appunto il Lazio, Abruzzo, Campania, Molise, Sicilia, Calabria, Piemonte, Puglia, la legge prevede un aumento automatico di addizionali Irpef e Irap ma i presidenti e le giunte possono anche scegliere di agire sui ticket.

La possibilità di agire anche sulla leva dei ticket è una scelta che fa capo ai presidenti e le giunte delle Regioni, mentre l’aumento delle addizionali Irpef e Irap, in questo caso, è un automatismo. Questo il succo di quanto affermato dal coordinatore degli assessori al Bilancio Massimo Garavaglia, sull'innalzamento delle tasse nelle regioni in deficit sanitario.

Uno dei nodi centrali, legati alla legge di Stabilità è appunto quello del ticket sanitario: occorre precisare che sebbene il disegno di Legge di Stabilità 2016 non lo preveda espressamente, neanche vieta alle regioni di aumentare i ticket sanitari per il 2016.

Infatti pur mancando qualsiasi riferimento a questa tassa tuttavia questo potrebbe dare ai governatori regionali la facoltà di agire sui ticket sanitari qualora dovesse esserci bisogno di denaro.

Ovviamente, vale anche il rovescio della medaglia, ovvero la possibilità, per le regioni stesse, di diminuire il ticket invece che aumentarlo.

Luca Zaia, presidente del Veneto, ha affermato che le decisioni del Governo potrebbero mandare in rosso anche le regioni come il Veneto.

Il problema è che il governo stesso, non stabilendo nulla in merito ai ticket nella legge, ha voluto non colpire le regioni più sprecone, quelle dove i bilanci sono in rosso e dove i fondi sono stati spesi in maniera cattiva.

Dal canto suo lo stesso Garavaglia, forse per giustificare la possibilità non proprio cosi’ remota di un possibile aumento del ticket ha aggiunto che “va sottolineato che il disavanzo in Sanità non sempre è frutto di malgoverno, ma anche di un’eccessiva riduzione del Fondo sanitario.”

Ecco perché con questa Legge di Stabilità 2016 - ha concluso - il Fondo sanitario nazionale arriva al 6,6% del Pil, dato che l’aumento del Fondo sanitario rispetto allo scorso anno è pari a 1 miliardo.

E presto dovrebbe arrivare una risposta da parte del Governo, per capire se questo miliardo in più messo in Legge Stabilità nel Fondo sanitario è sufficiente o no.

Non scordiamoci comunque che la sanità è solo l’ultimo delle questioni problematiche rimaste ancora aperte nelle Legge di Stabilità 2016 che è stata già firmata dal Capo dello Stato Mattarella.

Altri punti interrogativi riguardano infatti i tagli alle risorse per i Caf, gli effetti della cancellazione della Tasi-Imu sulla prima casa e l’innalzamento della soglia del contante fino a 3000 euro.

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