Avviso di accertamento da Redditometro: è necessaria la motivazione ?I giudici della Corte di Cassazione con la sentenza n. 20649 del 14 ottobre 2015 hanno ritenuto legittimo un avviso di accertamento contenente esclusivamente gli indici di capacità contributiva, senza ulteriori motivazioni. Secondo la Suprema Corte, in presenza di dati certi e incontestati, il contribuente non può richiedere una motivazione specifica delle modalità concrete di determinazione del reddito e dei criteri in concreto adottati per pervenire alle poste di reddito fissate in via sintetica nel cosiddetto redditometro. Esse proprio per fondarsi su parametri fissati in via generale, infatti si sottraggono all’obbligo di motivazione, secondo il principio stabilito dalla legge n. 241/1990. Nella medesima sentenza la Corte di Cassazione ha affermato, inoltre, che grava sul contribuente l'onere di provare documentalmente il contributo alle spese apportato dal coniuge.

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[Per approfondimenti vedi anche “Può considerarsi NULLO un avviso di accertamento IVA privo della motivazione?”].

Le massima della Corte di Cassazione: La Corte di cassazione che, con la sentenza n. 20649 del 14 ottobre 2015 è infatti valido l’avviso di accertamento contenente soltanto gli indici di capacità contributiva anche se non motivato.

Non solo: per sconfessare l’atto impositivo non è sufficiente dichiarare che le spese di gestione troppo alte sono sostenute prevalentemente dal coniuge con reddito maggiore.

È necessario documentare il contributo economico, in questo caso, del marito.

Più facile per l’amministrazione finanziaria emettere il recupero a tassazione con il redditometro.

 

Il caso sottoposto all’attenzione della Corte: Una contribuente aveva ricevuto un accertamento ai fini IRPEF emesso ai sensi dell’ex articolo 38, comma 4, del Dpr 600/1973, basato sul redditometro, privo di qualsiasi motivazione se non l’indicazione dei parametri di capacità contributiva.

La contribuente ha denunciato l’infondatezza della pretesa sul rilievo che l’ufficio non aveva considerato l’intero reddito dichiarato da tutti i componenti del nucleo familiare e, inoltre, che la motivazione dell’avviso era carente perché in essa non c’era traccia dei rilievi formulati in sede di contraddittorio endoprocedimentale.

Le motivazioni della contribuente, però, sono state rigettate sia dalla Commissione Tributaria provinciale sia da quella regionale.

I giudici di merito tributari sia in primo che in secondo grado hanno affermato che la documentazione allegata dalla ricorrente, per screditare l’operato dell’ente impositore, non aveva soddisfatto l’onere probatorio posto a suo carico dall’articolo 38.

L’ufficio, invece, aveva sufficientemente motivato l’accertamento sintetico, specificando gli indici di ricchezza e dimostrando la loro astratta idoneità a rappresentare una capacità contributiva non dichiarata.

Con ricorso per cassazione, la contribuente lamenta che la Commissione regionale – disattendendo la documentazione prodotta – non ha considerato l’intero reddito dichiarato da tutti i componenti del nucleo familiare, omettendo di valutare la vendita della precedente abitazione e la concessione di un mutuo di importo rilevante, nonché la capacità reddituale riferibile al coniuge.

I supremi giudici di legittimità però rigettano il ricorso della contribuente ritenendo che il fisco resta dispensato da qualunque ulteriore prova rispetto ai fatti indicativi di capacità contributiva, individuati dal redditometro stesso e posti a base della pretesa tributaria.

 

Le motivazioni della Corte di cassazione: la suprema Corte ha affermato che, in presenza di dati certi e incontestati, considerati indici di capacità contributiva, non è consentito pretendere una motivazione specifica dei criteri in concreto adottati per pervenire alle poste di reddito fissate in via sintetica nel redditometro, in quanto esse, proprio per fondarsi su parametri stabiliti in via generale, si sottraggono all’obbligo di motivazione, secondo il principio stabilito dall’articolo 3, legge 241/1990.

Quindi, l’Amministrazione finanziaria resta dispensata da qualunque ulteriore prova rispetto ai fatti indicativi di capacità contributiva, individuati dal redditometro stesso e posti a base della pretesa tributaria, gravando sul contribuente l’onere di dimostrare che il reddito presunto sulla base del redditometro non esiste o esiste in misura inferiore.

Ne consegue che, risulta correttamente motivato l’avviso di accertamento che si limita a richiamare i parametri applicati, poiché la loro efficacia presuntiva è di tipo relativo e consente al contribuente di dimostrare che il maggior reddito determinato o determinabile sinteticamente è costituito in tutto o in parte da redditi esenti o da redditi soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta.

Per approfondimenti vedi anche “Può considerarsi NULLO un avviso di accertamento IVA privo della motivazione?”.

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