Società di comodo: più facile disfarsene con il condono? Chi ha intestata una società di comodo, potrà presto usufruire di un aliquota agevolata se volesse cederla ai soci e quindi disfarsi della stessa. L’art. 11 del disegno di legge di Stabilità per il 2016 prevede infatti la disciplina di quello che è stato definito come “scioglimento agevolato delle società di comodo”. In breve sugli immobili e sulle altre attività che le società di comodo, entro il 30 settembre 2016, assegneranno o cederanno ai soci, sarà applicata al posto dell’Irpef e dell’Irap un’aliquota sostitutiva dell’8%, che sale al 10,5% se la “scatola” è considerata non operativa in almeno due dei tre periodi di imposta precedenti. Il dovuto andrà versato in due tranche, la prima entro il 30 novembre 2016 e la seconda entro il 16 giugno 2017.

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Tra le misure di riduzione e razionalizzazione fiscale per le imprese previste dalla Legge di Stabilità per il 2016, è stata inserita la disciplina di quello che è stato definito come “scioglimento agevolato delle società di comodo”.

Questo intervento, che si rivolge all’insieme delle società in nome collettivo, in accomandita semplice, a responsabilità limitata, per azioni e in accomandita per azioni, in realtà prevede una revisione del regime di tassazione delle società di comodo.

In sostanza, un ultimo invito ai contribuenti interessati a risolvere situazioni critiche prima della riforma normativa.

Chi ha creato una società di comodo per risparmiare sulle tasse potrà presto liberarsene con facilità, pagando un’aliquota ridotta e senza rischiare sanzioni.

Più nello specifico coloro che hanno intestato immobili o beni mobili registrati alle “società di comodo” possono venderli ai soci usufruendo di un aliquota più agevolata e di l'imposta di registro dimezzata.

Obiettivo del Governo non è non è quello di colpire ipotesi di elusione, bensì di evasione d’imposta da parte del socio persona fisica attraverso l’interposizione reale di un veicolo societario.

Ricordiamo che il D.L. n. 138 del 13 Agosto 2011, ha aggiornato la disciplina delle società di comodo, stabilendo che le società non operative (si presume lo siano quelle in perdita sistematica che non vengono chiuse) fossero soggette a un’aliquota Ires maggiorata: il 38% invece del 27,5% standard.

In più aveva disposto che se i soci o i loro familiari utilizzano i beni intestati alla società, questi devono essere riconosciuti come “produttivi di reddito nei riguardi dell’utilizzatore stesso” e di conseguenza tassati.

E’ stato ampliato l’ambito oggettivo di applicazione della disciplina relativa alle società di comodo, facendovi rientrare anche le società che per tre periodi d’imposta consecutivi abbiano ottenuto una perdita fiscale.

Oltre a questa situazione di cronica perdita fiscale, vengono assimilate a tale schema le società che, su base triennale, abbiano dichiarato per due anni un risultato fiscale negativo e per il terzo un reddito positivo ma tuttavia inferiore a quello minimo presunto.

 

La legge di stabilità 2016, modifica quindi tale disciplina, e reintroduce la possibilità di far fuoriuscire gli immobili pagando una imposta sostitutiva (dell’ IRPEF e dell’IRAP):

• pari all’8% qualora l’assegnazione o la cessione dei beni ai soci (o la trasformazione in società semplice) sia posta in essere dalle “società considerate non operative”;

• del 10,5% se la società risulta di comodo in almeno due dei tre periodi di imposta precedenti a quello in corso al momento della assegnazione.

 

Per quanto riguarda il socio, si prevede che l’eventuale distribuzione di utili in natura sia esclusa dall’ambito applicativo dell’art. 47 del Tuir.

L’imposta dovrà essere versata in due tranche, il 60% entro il 30 novembre 2015 e il restante 40% entro il 16 luglio 2017.

L’agevolazione abbraccia anche l’imposta di registro, le cui aliquote ordinariamente previste si ridurranno della metà, e le imposte ipotecarie e catastali che si applicheranno in misura fissa. Nulla si dispone in materia di IVA, stante i vincoli comunitari, per cui si applicheranno le regole ordinarie.

Con tale provvedimento il Governo vuole rilanciare il mercato immobiliare posto che è stato stimato che il maggior gettito che potrebbe entrare nelle casse dell’Erario l’anno prossimo sarebbe di 49 milioni di euro, sebbene negli anni successivi gli introiti di Ires, Irpef e Irap calerebbero di circa 50 milioni a causa delle “mancate plusvalenze imponibili”.

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