Le Società quando si considerano non operative  o di comodo?La Corte di Cassazione nella sentenza n. 21358 del 21 ottobre 2015 sostiene che le società di comodo sono soggette ad accertamento tributario non solo quando presentano un fatturato che è pari a zero; ma anche quando il reddito è di modesta entità, perché hanno, per esempio, affittato l’azienda. Spetta al contribuente-presunta società di comodo fornire la prova contraria, dimostrando, l’esistenza di "oggettive situazioni di carattere straordinario", specifiche e indipendenti dalla sua volontà, che hanno impedito il raggiungimento della soglia di operatività e del reddito minimo presunto. Deve quindi ritenersi inidonea ai fini della prova contraria richiesta, l’argomentazione della contribuente-SRL secondo cui l’affitto dell’unica azienda la escludeva dall’ambito applicativo della normativa in esame, dovendosi quindi essa considerarsi operativa, in quanto proprio in ciò consisteva e si esauriva l’oggetto della propria attività d’impresa.

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La massima della Corte di cassazione: La Corte di Cassazione nella sentenza n. 21358 del 21 ottobre 2015 sostiene che in materia di società di comodo o non operative, vale a dire quelle società che non esercitano un’effettiva attività commerciale e che non rispondono a esigenze di tipo imprenditoriale, spetta al contribuente fornire la prova contraria, dimostrando l’esistenza di oggettive situazioni di carattere straordinario, specifiche e indipendenti dalla sua volontà, che hanno impedito il raggiungimento della soglia di operatività e del reddito minimo presunto.

 

Il caso sotto la lente d’ingrandimento delle Corte: La vicenda nasce dall’impugnazione, da parte di una società SRL, di un avviso di accertamento Ires, anno d’imposta 2006, emesso dall’Amministrazione finanziaria, ai sensi dell’articolo 41-bis del Dpr 600/1973, sul presupposto della natura “non operativa” della società accertata, ai sensi dell’articolo 30 della legge 724/1994, nella versione vigente ratione temporis.

La Commissione tributaria provinciale rigettava il ricorso con sentenza, che veniva confermata in sede di appello.

In particolare, il giudice di appello ha premesso, in tema di ambito applicativo della disciplina sulle c.d. società di comodo vigente per l’annualità in esame (2006), che nella fattispecie si trattava di verificare “se ricorresse in capo alla società la causa automatica di esclusione quale l’affitto dell’unica azienda per il quale, secondo la ricorrente, si versava in condizioni di non normale svolgimento dell’attività".

Le società di comodo ricordiamo sono uno strumento societario utilizzato come schermo per occultare l’effettivo proprietario dei beni, applicando norme più favorevoli per le società; nella realtà tali società sono costituite al solo fine di gestire il patrimonio nell’interesse dei soci anziché quello di esercitare un’effettiva attività commerciale.

I giudici di secondo grado hanno quindi rilevavano che dall’affitto dell’unica azienda da parte della società ricorrente era possibile desumere la natura non operativa della stessa e, dunque, la legittimità dell’avviso di accertamento impugnato.

 

Le motivazioni della Corte di Cassazione: Gli ermellini partono dal presupposto giuridico che sorregge la disciplina della società non operative, cioè disincentivare il fenomeno dell’uso improprio dello strumento societario, utilizzato come involucro per raggiungere scopi, anche di risparmio fiscale, diversi da quelli previsti dal legislatore per tale istituto.

Sulla base di tale iter argomentativo quindi sottolineano come la semplice affermazione per cui l’affitto dell’unica azienda la escludeva dall’ambito della normativa in esame (rendendola quindi operativa) non è di per sé sufficiente.

E’ evidente che tale argomentazione è di per sé inidonea ai fini della prova contraria richiesta dalla legge: una volta che la contribuente non aveva conseguito i ricavi e i conseguenti redditi presunti dalla legge, avrebbe dovuto dimostrare “l’esistenza di particolari situazioni oggettive e straordinarie che avevano impedito il raggiungimento di tali soglie, situazioni nella fattispecie neanche enunciate.

L’ art. 30, della legge n. 724 del 1994, che ha lo scopo di “contrastare” il ricorso alle società di comodo.

Infatti “prevede alcune particolari e limitate ipotesi di disapplicazione automatica, tra le quali non appare richiamata quella relativa alla concessione in affitto dell’unica azienda posseduta”, la quale circostanza, peraltro, “non è idonea a determinare un periodo di non normale svolgimento dell’attività.

In conclusione i giudici di legittimità hanno confermato la legittimità dell’avviso di accertamento emesso nei confronti della SRL a titolo di IRES per l’anno 2006, ai sensi dell’art. 41-bis, d.p.r. n. 600/1973, in quanto ritenuta società non operativa, in base al disposto dell’art. 30, legge n. 724/1994.

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