Bancarotta fraudolenta per Seat Pagine Gialle !!Seat pagine gialle finisce sotto i riflettori della Guardia di finanza. Nei confronti di 11 componenti dell'ex consiglio di amministrazione e tre del collegio sindacale in carica tra il 2003 ed il 2004, sono scattate le misure cautelari. L’accusa è quella di aver effettuato operazioni straordinarie in quegli anni. Poi vi sarebbe anche la faccenda del maxi dividendo. Il Consiglio di amministrazione di Seat Pagine Gialle ha deliberato la distribuzione straordinaria di un dividendo di quasi 3,6 miliardi di euro, finanziato attraverso il ricorso a linee di credito, che ha fatto lievitare l'indebitamento della società a 4 miliardi di euro a fine 2004. Negli anni successivi l'azienda torinese non è riuscita a sostenere il peso di tale indebitamento ed e stata ammessa al concordato preventivo nel 2013.

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Il caso Seat Pagine Gialle è da manuale.

Il nucleo di polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Torino ha eseguito le misure cautelari nel quadro di una complessa indagine.

Al centro dell'inchiesta il reato di bancarotta fraudolenta contestato a 11 componenti dell'ex consiglio di amministrazione e tre del collegio sindacale di Seat Pagine Gialle, in carica tra il 2003 ed il 2004, in relazione alle operazioni straordinarie effettuate in quegli anni ed alla distribuzione di un maxi dividendo di circa 3,5 miliardi di euro.

Gli 11 ex amministratori, ed i tre sindaci di Seat Pagine Gialle ancora in carica fino all'autunno scorso del 2014 non potranno esercitare per 12 mesi attività imprenditoriali, professionali ed uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese.

La ricostruzione operata dalle Fiamme Gialle nelle indagini preliminari ha portato a ritenere che il dividendo straordinario distribuito agli azionisti nel 2004 - generatoda un pesante indebitamento - fosse mosso da "logiche di puro profitto dei soci di riferimento, contrario agli interessi della società, in quanto non finalizzato ad un miglioramento della struttura patrimoniale e/o finanziaria della stessa e a danno anche del ceto creditorio".

In particolare, a fine 2003, la società Silver Spa (veicolo societario controllato totalitariamente da Spyglass S.p.a., i cui soci di riferimento attraverso una catena di società lussemburghesi erano alcuni fondi private equity) ha acquisito il controllo di Seat per 3,1 miliardi di euro, di cui 2,2 facendo ricorso al debito.

Successivamente all'acquisizione del controllo, la Seat Pagine Gialle Spa è stata fusa per incorporazione nella Silver Spa e quindi nella Spyglass Spa.

Al termine delle operazioni, nel corso del 2004 il Consiglio di amministrazione di Seat Pagine Gialle ha deliberato la distribuzione straordinaria di un dividendo di quasi 3,6 miliardi di euro, finanziato attraverso il ricorso a linee di credito, facendo lievitare l'indebitamento della società a 4 miliardi di euro a fine 2004.

Negli anni successivi l'azienda torinese, Seat Pagine Gialle non è più riuscita a sostenere il peso di tale indebitamento ed e stata ammessa al concordato preventivo nel 2013.

L’assemblea degli azionisti Seat Pagine Gialle avviò un’azione di responsabilità contro i manager che deliberarono appunto la disctribuzione del dividendo chiedendo indietro danni per oltre 2 miliardi e mezzo di euro.

Tra gli accusati i più bei nomi della finanza italiana, a cominciare dall’ex consigliere d’amministrazione Gian Maria Gros-Pietro.

Nella lista, oltre all’ex amministratore delegato Luca Majocchi, che se n’è andato nel 2009 con una buonuscita da circa 10 milioni di euro come premio per aver sfasciato l’azienda, finanzieri di rango come il docente bocconiano Maurizio Dallocchio, l’ex numero uno della Banca Commerciale Lino Benassi, i due boss della Investitori Associati Antonio Tazartes e Dario Cossutta, figlio del noto leader comunista Armando Cossutta.

Nel 2013 intanto il presidente della Seat Pagine Gialle, Guido De Vivo aveva chiesto e ottenuto l’ammissione al concordato preventivo con i creditori.

Il concordato preventivo introdotto per favorire la difesa del tessuto industriale, si trasformò poiché mal gestito in uno strumento di speculazione.

La società Seat fu scalata dai cosiddetti fondi avvoltoio senza passare attraverso strumenti soggetti a sorveglianza come l’offerta pubblica di acquisto”. Incredibile ma vero.

La Seat accumula 1,5 miliardi di debiti finanziari, e trovandosi allo stremo approvò la conversione di quel debito in azioni.

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