Vizio di motivazione di una  cartella esattoriale: qual è il termine di impugnazione? La Corte di cassazione in tema di vizi di motivazione della cartella esattoriale ha legittimamente ritenuto tardiva l’impugnazione della cartella esattoriale proposta dal contribuente, oltre i venti giorni dalla notifica della stessa e, pertanto, ne ha dichiarato l’inammissibilità. Secondo la Suprema Corte il vizio inerente la mancanza di motivazione della cartella esattoriale, anche nel caso di carenza assoluta di motivazione, determina una irregolarità formale. Ne consegue che il contribuente deve proporre l’opposizione agli atti esecutivi è applicabile l’art. 29 del D.Lgs. n.46/99 . ne segue che il contribuente deve proporre impugnazione nei termini di venti giorni dalla notifica della cartella. Gli ermellini dunque sulla base di tali motivazioni ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle Entrate che ha fatto valere la tardività dell’impugnazione della cartella esattoriale.

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Il principio di diritto della Corte di Cassazione: La Corte di Cassazione con sentenza n.21080 del 2015 ha statuito che il contribuente per far valere il vizio di motivazione della cartella esattoriale deve proporre opposizione agli atti esecutivi entro il termine di venti giorni dalla notifica della cartella, ai sensi dell’art.617, co.1. c.p.c.

 

Il caso sottoposto all’attenzione dei giudici: Un contribuente, che si era visto notificare una cartella esattoriale relativa a spese di giustizia, decide di impugnarlo oltre il termine di 20 giorni, eccependo l’assoluto difetto di motivazione dell’atto impositivo.

L’Agente delle Entrate si è costituita in giudizio rilevando l’inammissibilità dell’impugnazione, dato che l’azione proposta dal ricorrente integrava un’opposizione agli atti esecutivi, essendo quindi sottoposta al termine dei venti giorni dalla notifica della cartella esattoriale, ai sensi dell’art.617 co.1 c.p.c..

I giudici Tributari ha accolto il ricorso ritenendo non applicabile nel caso di specie l’art.617 co.1. c.p.c. attesa l’assolta impossibilità per il contribuente, in base ai dati e alle indicazioni contenute nella cartella di pagamento, di effettuare i necessari controlli sulla correttezza dell’imposizione.

Il rispetto di tale termine avrebbe sottoposto il contribuente alla riscossione coattiva esattoriale senza consentirgli di conoscere le motivazioni della ingiunzione.

L’Agente delle Entrate ha proposto ricorso per Cassazione avverso la sentenza rilevando che l’opposizione agli atti esecutivi doveva essere proposta entro venti giorni dalla notifica dell’atto, ritenuto viziato nella forma dal debitore, così come previsto dall’art. 617, co.1. c.p.c. e, quindi il termine summenzionato doveva essere rispettato anche nei casi in cui, come nella fattispecie in esame, l’atto era carente della motivazione, indipendentemente dal grado della carenza.

Le motivazioni della Corte di Cassazione: La Cassazione con la sentenza n.21080/15 ribadisce che il vizio di motivazione rientra nel vizio di forma.

Ne consegue che nel caso in cui sia dedotta l’irregolarità formale della cartella esattoriale, relativa a spese di giustizia, , il contribuente deve proporre l’opposizione agli atti esecutivi nei termini di venti giorni dalla notifica della cartella per la quale è applicabile l’art. 29 del D.Lgs. n.46/99.

La cartella di pagamento nel procedimento di riscossione è l’atto prodromico all’instaurazione della procedura esecutiva, ma è anche l’atto per il cui tramite il titolo esecutivo è notificato al soggetto passivo della riscossione coattiva.

In questo caso il vizio di motivazione non è in alcun modo ascrivibile al suo modello legale e non rende impossibile il raggiungimento dello scopo di portare a conoscenza del contribuente dell’instaurazione dell’azione esecutiva esattoriale nei suoi confronti.

Secondo la Suprema Corte il vizio inerente la mancanza di motivazione della cartella esattoriale, anche nel caso di carenza assoluta di motivazione, determina una irregolarità formale dell’atto e non l’inesistenza giuridica dello stesso.

Infatti quest’ultima si ha soltanto qualora l’atto non sia in alcun modo ascrivibile al suo modello legale, non certo quando ne sia, totalmente o parzialmente, difforme.

Ne consegue pertanto l’invalidità della cartella esattoriale e non la sua inesistenza.

Alla luce di ciò ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle Entrate statuendo che il ricorrente che vuole far valere il vizio di motivazione della cartella esattoriale deve proporre opposizione agli atti esecutivi entro il termine di venti giorni dalla notifica della cartella, ai sensi dell’art.617, co.1. c.p.c.. (Corte di Cassazione sentenza n.21080 del 2015)

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