Conviene investire in Fondi comuni?Oltre 5 milioni e mezzo di famiglie italiane sono titolari di quote di Fondi comuni d’investimento. E questi numeri sono in rapida crescita per due motivi: da una parte le banche hanno scoperto che vendere quote di fondi comuni è molto più redditizio che raccogliere depositi. Dall’altra gli istituti bancari hanno cosi’ deciso di spingere il collocamento di questi prodotti con una convinzione assai superiore rispetto al passato, incentivando i clienti a trasformare i titoli di stato in deposito amministrato in quote di fondi comuni. In questo articolo vi illustriamo quali sono le caratteristiche, i vantaggi e le varie tipologie dei principali Fondi comuni d’investimento, il cui fine è quello di creare valore, attraverso la gestione di una serie di asset, per i gestori del fondo e per i risparmiatori che vi hanno investito.

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• Cosa sono i Fondi comuni d’investimento?

Essi sono delle casse collettive dove confluisce il risparmio di una pluralità di risparmiatori, denaro che viene investito in valori mobiliari da Società di gestione del risparmio o Sgr.

Il portafoglio di un fondo comune è unico per tutti i sottoscrittori che vi partecipano ed è diviso in quote.

 

Come avviene la sottoscrizione di un fondo comune?

I fondi comuni sono aperti: l’ingresso di nuovi sottoscrittori è libero, così come è consentito in qualsiasi momento rientrare in possesso del proprio investimento, che viene liquidato dalla società di gestione in base al valore della quota.

I costi sono legati alle commissioni di ingresso a carico dei sottoscrittori e da quelle di gestione, prelevate dal fondo. Il valore della quota è sempre al netto delle tasse.

Per quanto riguarda, invece, la sottoscrizione può avvenire in 2 modalità: il versamento in un’unica soluzione (Pic), o con accantonamenti periodici.

Questi ultimi, detti piani di accumulazione o Pac, dovrebbero rappresentare la modalità di investimento più naturale, perché nelle famiglie i risparmi tendenzialmente si formano mese dopo mese, anno dopo anno.

Con la sottoscrizione non si conclude l'impegno del risparmiatore: l'investimento, infatti, deve essere seguito.

In questo, il partecipante ad un fondo è molto avvantaggiato dalla mole di informazioni che può ottenere, che gli consentono di monitorare l'investimento ed, eventualmente, di maturare altre scelte.

Oltre al valore della quota, pubblicato sui principali quotidiani o anche su internet, che ci dà giorno per giorno l'ammontare e l'andamento del nostro investimento, possiamo usufruire di un flusso informativo e di una serie di documenti

 

Quali sono le principali caratteristiche dei fondi comuni?

Questi fondi staccano periodicamente una cedola (in genere una, due volte in un anno) ed hanno scadenze predeterminate, generalmente comprese in un periodo tra i 3 ed i 7 anni.

Ovviamente però non tutti i fondi sono uguali, o meglio, non tutti i fondi comuni di investimento danno cedole di alto importo: ad esempio tra i fondi più profittevoli sotto questo aspetto abbiamo quelli obbligazionari con bond di soggetti a basso rating e quelli abbinati all' azionario, mentre in genere i fondi di investimento costruiti su bond altamente qualitativi e poco rischiosi danno cedole di basso valore.

 

Quali sono questi vantaggi dei fondi comuni?

Lo scopo principale di un fondo è quello di ottenere, attraverso una gestione collettiva, vantaggi in termini di rendimento, minori costi, maggiore potere contrattuale nell’investimento e diversificazione del portafoglio.

Il fondo comune non garantisce comunque nessun rendimento: il ritorno per il sottoscrittore dipende soprattutto dalle attività in cui è investito: un obbligazionario italiano avrà un rendimento in linea con quello dei titoli di Stato, un azionario internazionale con quello delle Borse estere.

 

Qual è il rendimento dei fondi comuni?

Il rendimento è legato alla categoria.

In particolare, è possibile suddividere i fondi comuni di investimento in 5 macrocategorie in base al peso dell’investimento azionario.

Esistono sul mercato vari tipi di fondi comuni con caratteristiche abbastanza definite in termini di profilo rischio/rendimento atteso.

Fondi obbligazionari: non possono investire in azioni e pertanto destinano tutto il loro portafoglio in obbligazioni, titoli di Stato e liquidità.

Si prestano a soddisfare l’esigenza di chi vuole fare crescere il capitale nel medio periodo (3-5 anni).

In questo arco temporale il loro rendimento è superiore a quello dei fondi di liquidità.

La volatilità degli obbligazionari è tanto maggiore quanto più è specializzato un fondo e tanto maggiore è l’esposizione al rischio valutario verso le aree non euro.

Fondi di liquidità: destinano tutto il portafoglio a obbligazioni e liquidità. I fondi di liquidità non possono investire in azioni e in strumenti privi di rating.

Gli strumenti detenuti devono avere un rating non inferiore ad A2 (Moody’s) e A (S&P). Sono liquidi ed adatti a chi non può investire nel lungo periodo.

Il loro rendimento è in linea con quello dei Bot: perciò non è elevato, ma stabile.

Fondi azionari: investono almeno il 70% del portafoglio in azioni e sono adatti a soddisfare l’esigenza di chi vuole fare crescere il capitale nel lungo periodo (7-10 anni e oltre).

La rischiosità dei fondi azionari, in generale cresce all’aumentare della specializzazione: i fondi diversificati su più Paesi sono quelli meno volatili.

Fondi bilanciati: investono in un mix di Titoli di Stato, obbligazioni e azioni, in Italia e all’estero con un unico vincolo: la quota del portafoglio destinata alle azioni deve essere compresa tra il 10 e il 90%.

Si adattano a chi vuol fare crescere il capitale nel medio-lungo periodo (oltre 5 anni), con un rendimento potenzialmente superiore a quello degli obbligazionari e una volatilità maggiore, per via della componente azionaria.

Fondi flessibili: sono i fondi più speculativi perché investono senza restrizioni in liquidità, azionario a seconda delle aspettative del gestore.

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