Alla ricerca della Blue chip. Quali sono? Come sceglierle?Poiché gli investitori vanno alla ricerca delle azioni più profittevoli ma anche più stabili nel tempo, al fine di limitare i rischi, ecco che gli scambi in questi anni si sono progressivamente concentrati sulle blue chip. Al punto che attualmente il listino di Borsa, composta da centinaia di azioni, può esser efficacemente sintetizzato nel manipolo di titoli guida. Sono loro che fanno il mercato. Quando le quotazioni s’impennano è l’intero listino che ne beneficia. Ovviamente la loro influenza cambia in relazione alla dimensione della piazza borsistica. Per esempio nel mercato azionario statunitense Ibm ha rappresentato per molti anni la tradizionale blue chip e negli ultimi tempi ha passato il testimone ad un'altra società di elettronica la Microsoft. In Italia invece il ruolo di titolo guida, per molti anni, è stato svolto dalle Generali, superate poi dalla Telecom.

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Quali sono le caratteristiche delle blue chip?

Conta in primo luogo la sua popolarità: quanti titoli sono effettivamente collocati tra gli investitori. Ciò che importa non è il numero assoluto di azioni espresse quanto appunto la loro diffusione presso il pubblico.

Dal calcolo sono di conseguenza escluse le azioni che sono oggetto di contrattazione, cioè quelle in mano degli azionisti di maggioranza e i titoli posseduti dalla Stato.

Nonché le cosidette quote rilevanti, quelle superiori al 3% del capitale secondo la definizione della Consob.

Ciò che rimane si chiama flottante (ovvero la percentuale di azioni che rappresentano lo quota del capitale sociale oggetto di effettive contrattazioni in borsa).

L’importanza di un titolo dipende anche dalla sua capitalizzazione che si ricava moltiplicando il prezzo per il numero complessivo delle azioni emesse.

Poichè le quotazioni cambiano ogni giorno, anche la capitalizzazione di un titolo aumenta o diminuisce ogni giorno seguendo gli umori del mercato.

Dalla capitalizzazione complessiva di una Borsa vanno tolte le azioni estere, un operazione di pulizia che non tutti i mercati fanno allo scopo di gonfiare artificiosamente la propria operatività.

Il terzo parametro che viene preso in considerazione è quello del turnover.

Un azione infatti può avere un flottante adeguato, una notevole capitalizzazione eppure esser poco scambiata tra il pubblico che non la giudica particolarmente attraente.

Anche questo aspetto viene preso in considerazione per attribuire lo status di blue chip.

 

Definiti i criteri delle blue chip, chi li applica?

A questo compito provvedono gli indici borsistici con i quali viene monitorato con precisione l’andamento azionario utilizzando ristretti panieri di titoli guida.

Ciascuna borsa ha il proprio indice.

Normalmente le blue chip comprese negli indici sono poche tra 40 e  60.

Fanno eccezione l’indice della Borsa statunitense (S&P) composto da circa 500 titoli e, quello della Borsa inglese (FTse350) in cui sono censite circa 350 azioni e quello della Borsa nipponica (Nikkei) che comprende 225 società.

Il risultato comunque non cambia.

Quelle azioni sono sufficienti a dare un esatta rappresentazione della realtà.

 

Quali sono le migliori blue chip in questo mese di ottobre 2015?

In primis A2a. La storia di A2a è la sintesi perfetta della stagione delle trimestrali appena chiusa a Piazza Affari. A2a ha riportato nel primo trimestre del 2015 utili per 117 milioni di euro, superiori del 46,3% rispetto agli 80 milioni registrati nello stesso periodo dello scorso anno.

I dati hanno battuto le attese degli analisti e il titolo dell’ex municipalizzata è balzato del 3,3%. Poi c'è Azimut che un balzo degli utili del 250%  è l’esempio del momento positivo per l’universo del risparmio gestito.

 Azimut apre infatti a prospettive positive per i mercati finanziari e, di conseguenza, per i grandi gestori patrimoniali.

Le quotazioni, dopo aver guadagnato il 10% in due sedute, risalgono di un altro 1,8% a 22,32 euro e sono le migliori del Ftse Mib.

Il gruppo ha confermato il proprio obiettivo di raggiungere un utile netto tra i 220 e i 300 milioni nel 2015 e ribadendo le previsioni di una raccolta netta a 6 miliardi quest'anno.

Molto bene anche Intesa Sanpaolo che, anche grazie alle plusvalenze sui titoli di Stato, ha più che raddoppiato l’utile di periodo.

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