Fondi Comuni: cosa sono e come investire?
Fondi Comuni: cosa sono e come investire?

Come è possibile investire al meglio i propri risparmi nei fondi comuni? Cosa sono e come funzionano queste tipologie di investimento? Cos’è e quali vantaggi presenta l’investimento mediante un piano di accumulo? Che tipologie di fondi esistono sul mercato? Quando è meglio investire nei fondi e quando in maniera diretta sui mercati? Esistono capitali minimi per l’investimento nei fondi comuni? Che rischi presentano queste tipologie di investimento? A chi sono indicati questi investimenti? Devo seguire il mercato giornalmente per effettuare questo investimento o posso controllare saltuariamente la mia situazione? Quali vantaggi e quali vincoli presenta il nuovo nato PIR, strumento per investire nelle medie imprese Italiane?.

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Cosa sono i fondi comuni di investimento?

I fondi comuni di investimento sono istituti di intermediazione finanziaria che hanno lo scopo di investire i capitali raccolti dai risparmiatori al fine di massimizzarne il risultato.

Le figure coinvolte nel fondo comune sono tre:

I fondisti: ossia coloro che acquistano le quote del fondo per rendere più pratico il concetto i risparmiatori

La società di gestione: composta principalmente da “esperti” che effettuano le scelte di acquisto e vendita dei titoli per costruire un portafoglio che cerchi di massimizzare il risultato per il risparmiatore (fondista)

La banca depositaria dove sono materialmente custoditi i titoli che compongono il fondo.

Quali tipologie di fondi esistono?

Fondi azionari: globali, diversificati per settore o per area geografica sono quelli che consentono al risparmiatore di ottenere i massimi benefici dell’effetto diversificazione anche tenendo conto dei costi da sostenere.

Fondi bilanciati: investono in parte in azioni ed in parte in obbligazioni e possono essere a percentuali fisse o “flessibili” in base alle previsioni del gestore sull’andamento dei mercati.

Fondi obbligazionari: investono in obbligazioni e sono diversificati per aree geografiche, per settore, per grado di rischio delle stesse etc. Questo strumento è valido per coloro che singolarmente non sono in grado di acquistare un portafoglio adeguatamente diversificato di obbligazioni. Spesso acquistare un BTP rispetto ad un fondo obbligazionario euro risulta migliore soprattutto grazie ai minori costi di gestione.

Fondi PIR (Piani individuali di risparmio): sono i nuovi nati ed introdotti da inizio gennaio che consentono l’esenzione della tassazione del capital gain a fronte di una durata minima dell’investimento pari ad almeno 5 anni. Il fondo investe in specifici strumenti volti a favorire il sostegno alle piccole e medie imprese italiane.

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Caratteristiche dei fondi

La principale caratteristica dei fondi è il fatto di costituire un patrimonio comune dove ciascun risparmiatore possiede un numero di quote che vengono valorizzate giornalmente e può controllarne il valore sui principali quotidiani economici o sui siti internet.

L’investimento minimo richiesto è spesso minimo ed inferiore a 1.000,00 euro, caratteristica che rende questi strumenti accessibili alla maggioranza dei risparmiatori.

Il fondi possono essere sottoscritti nella maggior parte dei casi sia in unica soluzione che con piano di accumulo.

Cos’è un piano di accumulo?

Un piano di accumulo è un investimento programmato nel fondo, generalmente con cadenza mensile, ma possono essere scelte anche frequenze diverse, mediante il quale viene prelevato l’importo concordato (spesso è possibile investire anche meno di 100,00 euro e su taluni fondi il minimo è 25,00 euro) acquistando un certo numero di quote.

Il vantaggio di questo modo di investire è che acquistiamo quote anche nei momenti in cui non saremmo portati a farlo e queste quote sono quelle che ci daranno i migliori risultati.

E’ statisticamente provato che il risparmiatore medio acquista sui massimi guidato dall’euforia e vende sui minimi guidato dalla paura.

In questo modo mediamo le quote e le vicende dei mercati per avere un risultato a noi più favorevole.

Con che frequenza devo controllare il mio investimento?

Questa domanda non presenta una risposta univoca in quanto dipende molto dalla nostra propensione al rischio e dal tipo di investimento effettuato.

Partendo dal prospetto informativo che prevede generalmente un orizzonte temporale dell’investimento pari a 3 anni per i fondi obbligazionari e di 5 per quelli azionari possiamo ipotizzare anche in funzione delle oscillazioni di prezzo un controllo della posizione trimestrale per i fondi azionari e semestrale per quelli obbligazionari con controllo dell’andamento in caso di forti oscillazioni sui mercati di riferimento. Chi è più avverso al rischio controllerà con più frequenza. Oggi è comunque possibile controllare via internet anche giornalmente la posizione ma consiglio di non farlo per non caricarsi di ansie non necessarie e spesso controproducenti.

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FONTI:

Per il contenuto: Bergamo Alessandro 30 agosto 2017.

Per l'immagine: www.we-news.com

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