Licenziamenti a valanga per Unicredit, Intesa San Paolo, BNL, Monte Paschi, Veneto Banca, Banca Popolare di Vicenza.Licenziamenti e tagli. Tali misure oramai adottate da molti  istituti bancari come Monte dei Paschi, BNL, Intesa San Paolo, Banca Veneta e molte altre, non faranno sconti e da Nord a Sud orami a rischio ci sono molti posti di lavoro. E se oggi in banca non si entra quasi più, al massimo si esce e le code allo sportello si stanno estinguendo, molti si chiedono cosa ci sia veramente dietro questa lunga scia di tagli, che cominciano con il maggiore istituto di credito italiano, l’ Unicredit, che al 2018 prevede 18.200 lavoratori che andranno a casa. Gli altri 12.200 lavoratori lasceranno il gruppo per effetto di razionalizzazioni nei centri direzionali e nella rete di banca commerciale in Germania, Austria e Italia e Centro Est Europa, così da portare la forza lavoro a 111mila dipendenti fra tre anni.

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Cosa si nasconde dietro questa ondata di licenziamenti?

-Manca una visione d’insieme su cosa sarà in futuro l’istituto bancario.

- Le banche sono in crisi perché non hanno più un traguardo da raggiungere.

- La crisi di personalità sta proprio nel non riuscire più ad individuare un modello di riferimento in cui voglio identificarsi.

Queste ed altre motivazioni, secondo alcuni esperti del settore bancario, starebbero alla base delle decisioni che hanno coinvolto più di un istituto di credito nella direzione di adottare politiche di tagli al personale. Sarà davvero cosi?

L’elenco degli istituti di credito convolti è lungo.

C ’è Intesa San Paolo che entro il 2018 taglierà 4500 posti di lavoro, Monte dei Paschi che taglierà 1600 posti di lavoro, c’è BNL con 1300 esuberi, la Banca Popolare di Vicenza con 575, il Banco Popolare con 900 esuberi , la Ubi Banca con 500 esuberi , il Bper con 600 esuberi, la Veneto Banca con 430 esuberi.

Al primo posto della classifica resta però Unicredit. Nel nuovo piano, approvato dal consiglio di amministrazione, il primo istituto bancario italiano prevede la chiusura di 800 filiali entro il 2018 in Italia, Germania e Austria.

In programma ci sono circa 1,6 miliardi di risparmi sui costi, ripartiti equamente tra costi del personale e altre spese amministrative.

Il piano, al 2018, prevede 6.900 di tagli di unità principalmente in Italia.

Di questi, circa 300 sono dirigenti 12.200. Numeri non traumatici, se considerati in rapporto agli altri 18.200 tagli di personale includendo la vendita della controllata in Ucraina e la joint venture con Pioneer.

Sono ottomila i tedeschi chiamati a lasciare, quattromila gli austriaci.

Le uscite, su base volontaria prevedono il taglio di complessivi 23.255 posti di lavoro entro il 2018.

Chi non raggiunge i requisiti per la quiescenza verrà accompagnato con un percorso di prepensionamento che, finanziato in primis dagli stessi istituti di credito, arriva mediamente a coprire l’80 per cento dell’ultimo stipendio.

La Uil intanto denuncia che in tale contesto di esuberi, prepensionamenti, cessioni di rami d'azienda e chiusura di filiali si creeranno gravi difficoltà per i lavoratori, per le famiglie e per le imprese di tutta Italia ma specialmente della Sicilia dove l’allarme è maggiore.

Il nuovo piano quindi prevede una decisiva accelerazione nella riduzione dei costi in tutte le aree geografiche e divisioni del gruppo con l’obiettivo di raggiungere una base di costi pari a 12,9 miliardi di euro nel 2018.

Dal canto suo il leader della Fabi, sindacato del settore bancario, precisa che dietro i tagli di diversi istituti bancari in realtà ci sono diversi motivi che riguardano i singoli istituti.

Ecco perché i problemi andrebbero affrontati all’interno di ogni singolo istituto, non essendo più possibile.

Non è più sostenibile, avere una risposta di settore.

E’ forse la chiave per capire il problema sta proprio nella presenza di così tanti modelli di business, oltre che alla presenza ormai indispensabile delle tecnologie digitali che, se da una parte stanno rivoluzionando il sistema dei pagamenti sia nell’ambito del business che delle transazioni tra privati, dall’altra tolgono molte prerogative alle banche tradizionali.

Chissà magari le banche stanno già pensando ad un modo per reinventarsi in termini organizzativi, progettando nuovi modelli di agenzia, più consumer-friendly, senza barriere e con una forte caratterizzazione nel design..

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