Statistiche Istat: ok impiegati, ok anziani, addio operai, è la strada giusta?
Italia Istat: sempre meno operai, sempre più impiegati. 

Ecco il rapporto annuale Istat del 2017. La foto del nostro Paese è realistica e proprio per questo nemmeno impietosa. Siamo questi e con noi stessi dobbiamo fare i conti. L'Italia è un Paese più anziano che giovane e le sue figure professionali dominanti sono due: operai in "pensione" e impiegati in servizio permanente effettivo. Ne consegue che le classi sociali sono meno distinte, meno nette nella loro differenza e certamente fra loro è destinata a scomparire proprio la classe operaia. Quali le conseguenza? Quali gli effetti di questo profondo cambiamento sociale?

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L'Istat fa riflettere tutti e sottolinea cronisticamente che le diseguaglianze sociali nell'Italia di oggi, e con ogni probabilità nell'Italia del futuro più immediato, non sono più fra una classe sociale e l'altra ma all'interno delle medesime classi sociali.

I nuovi operai ad esempio: non sono più le tute blu e non sono nemmeno i protagonisti del capolavoro di Pelizza da Volpedo.

Sono giovani, lavorano nei call center e fanno lavori non specializzatissimi nella distribuzione commerciale.

Secondo l'Istat sia la classe operaia di una volta che il ceto medio di oggi non sono più la stessa cosa, sono pianeti meno nitidi, più nebulosi.

La classe operaia lotta di meno ed è meno garante di un tempo in tema di diritti e di equità sociale, mentre il ceto medio non è più un punto di riferimento, una guida, ma quasi un luogo di rifugio, un riparo in attesa di tempi migliori.

Ne consegue un ritratto della nostra società abbastanza ripiegato su sè stesso, sostanzialmente in impasse e in attesa degli eventi.

Lo conferma il titolo di studio che sempre più raramente viene rispettato e, anzi, viene declinato  e tradotto in lavori molto più precari rispetto a quanto maturato nel percorso nel mondo dell'istruzione.

Ancora una volta Istat monitora spaccati di economia reale, quotidiana, ben separata e ben distinta dall'economia delle Borse, dei listini e dei fatturati.

Le cifre del rapporto Istat 2017

Il 25 per cento delle famiglie italiane, l'analisi è partita proprio dal nucleo rappresentato dalla famiglia tradizionale, sono formate da operai.

Le famiglie di impiegati coprono invece una fetta di società di poco superiore al quindici per cento: queste famiglie continuano ad essere definite benestanti, ma senza l'accezione più agiata che aveva diritto di cittadinanza fino ad una decina d'anni orsono.

Fra le famiglie povere ce ne sono molte con stranieri al proprio interno, mentre anche nel rapporto Istat si intravvede quanto emerso di recente nell'analisi del voto delle elezioni presidenziali in Francia, e cioè le famiglie della provincia stanno meno bene economicamente rispetto a quelle cittadine.

Queste situazioni di carattere prettamente economico vanno ad incidere sul livello di istruzione, perchè fra le famiglie più povere il 40 per cento non va oltre la licenza media.

Un dato che fa pensare alla filosofia del reddito d'inclusione in prospettiva.

Nelle classi dirigenti, invece otto giovani su dieci conseguono la maturità scolastica al Liceo.

L'Istat segnala anche che esiste un 6.5% di italiani che, per motivi economici, rinuncia ad esami e controlli della propria salute.

E proprio questo è il dato che va maggiormente tenuto sotto controllo, una priorità rispetto ad altre come ad esempio le vacanze.

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FONTI:

Per il contenuto: Istat addio classe operaia, Ansa.it, 17 Maggio 2017.

Per l'immagine: www.we-news.com

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