Da 190 a 485 euro per le famiglie in gravi condizioni economiche
Da 190 a 485 euro per le famiglie in gravi condizioni economiche. 

Riguarda 660.000 famiglie italiane, con caratteristiche socio-economiche critiche e delicate, ma è già diventato oggetto di polemica politica. Perchè, si chiedono alcuni giornali e alcuni partiti, il reddito di inclusione e il fondo anti-povertà entrano in funzione proprio a ridosso delle elezioni amministrative? Proprio dopo una importante lite come quella avventura sulla nuova legge elettorale? In realtà quando si muovono circa 2 miliardi l'anno non per armarsi, ma per aiutare le famiglie in condizioni davvero disagiate, non dovrebbe esserci polemica. Ma in Italia come si fa? Quella che per il premier Gentiloni era una priorità, per gli avversari politici è già diventata una vivace contrapposizione dialettica.

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Sarà in vigore solo dal 2018, ma il reddito di inclusione ronzerà nelle orecchie degli elettori nelle imminenti elezioni amministrative e dei cittadini protagonisti delle prossime, chissà quando, elezioni politiche?

Il Consiglio dei ministri ha sdoganato, è solo un primo passo, il Reddito d'inclusione, altrimenti detto Rei: non siamo al reddito di cittadinanza invocato dal "francescano" Beppe Grillo in un sabato di Maggio, ma quella è la linea adottata.

Via libera a due miliardi l'anno: le 660.000 famiglie che vengono aiutate, rappresentano una quota di 1,8 milioni di persone che riceveranno da un minimo di 190 euro al mese a un massimo di 485 euro.

Non solo: il Consiglio dei ministri ha anche approvato un decreto legge riguardante "disposizioni urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno" che mira a sostenere i giovani meridionali e instaura a regole più vantaggiose per le "zone economiche speciali", in questo caso però devono ancora arrivare i pareri delle commissioni parlamentari competenti.

Torniamo al reddito di inclusione, ne potrà beneficiare chi ha un reddito isee (indicatore della situazione economica equivalente) pari a 6.000 euro, con un tetto a 3.000 per la parte reddituale, e un patrimonio immobiliare inferiore ai 20.000 euro, esclusa l'abitazione principale.


Qualcuno, leggendo i paragrafi del reddito di inclusione, ha pensato ai famosi e celeberrimi 80 euro.

La speranza è che non sia così, in questo caso si tratta non di un provvedimento a cascata ma di un dispositivo che prova a incidere su alcune situazioni sociali radicate: migliorare l'occupabilità e mandare figli a scuola e non a lavorare.

Secondo le fonti governative questo provvedimento arriva in un momento tutto sommato favorevole per l'occupazione: nel primo trimestre del 2017 c'è una crescita (+52 mila, 0,2%), dovuta all'ulteriore aumento dei dipendenti (+78 mila, +0,4%), soprattutto però a termine (+51 mila, 2,1%), e su questo da sinistra viene criticato il jobs act di Renzi.

Quindi sì, il tasso di occupazione cresce di 0,2 punti rispetto al trimestre precedente, mentre i dati mensili più recenti (aprile 2017) mostrano, al netto della stagionalità, un consistente aumento degli occupati (+0,4% rispetto a marzo, corrispondente a +94 mila unità), al di fuori di casi specifici naturalmente, come ben noto alle cronache per gli esuberi sia di Alitalia che delle banche.

E gli incentivi jobs act? Su larga scala sembra non abbiano funzionato.

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FONTI:

Per il contenuto: Primo sì del governo al reddito di inclusione, rainews.it, 9 Giugno 2017.

Per l'immagine: www.we-news.com

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Articolo scritto da:

Mauro Suma, il Direttore Responsabile (leggi la sua biografia).