Polemiche politiche sul decreto salvabanche
Polemiche politiche sul decreto salvabanche.

E' giusto salvare le banche venete ed evitare una emergenza nazionale? O bisogna rimettere tutto in discussione, come sostengono i dissidenti del PD rispetto alla linea del segretario Renzi? C'è davvero un contratto segreto fra lo Stato italiano e Banca Intesa? La vicenda di Banca Popolare di Vicenza e di Veneto Banca è economica ma anche politica. Nel mezzo della temperie dem c'è il Governo che ha ottenuto tutte le autorizzazioni a procedere dall'Europa e che adesso rischia di subire le imboscate dei dissidenti del PD al momento del voto parlamentare. Il momento è delicato e Matteo Renzi è sempre più arroccato sulle sue posizioni.

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Durante la campagna elettorale delle primarie PD, Michele Emiliano non aveva usato toni duri, anzi era "passato" come l'oppositore di Renzi più blando rispetto al ministro Orlando.

Nel caso del passaggio parlamentare del decreto salva-banche, ovvero in particolare le banche venete, il presidente della Regione Puglia non usa mezzi termini.

E' invotabile il salva-banche, è così che si scatena l'alta tensione nel Partito Democratico e al centro dell'arena finisce l'intero sistema bancario italiano.

Michele Emiliano è partito lancia in resta, all'attacco del Governo e del ministro Padoan: il decreto sulle banche venete tradisce i risparmiatori ed è un onere spaventoso per il Paese, a suo giudizio.

Ne approfitta il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, che sceglie di attaccare Mattero Renzi su un altro fronte, chiedendo al suo partito di lavorare per una legge elettorale sempre più maggioritaria e giudicando strana l'irritazione di Renzi sulla sua richiesta di un referendum per far esprimere gli iscritti sull’alleanza con Berlusconi.

Dall'esterno, dalla sinistra del PD renziano, sono partite ieri su La7 altre bordate da parte di Pierluigi Bersani: "Renzi lasci stare la stagione dell'Ulivo, era una stagione in cui si facevano le riforme, si facevano le cose vere"

Proprio Renzi ha deciso di rispondere su Twitter e Facebook, elencando le 35000 che persone ottengono l’anticipo pensionistico, la quattordicesima ai pensionati e altri provvedimenti importanti di cui si stanno raccogliendo i frutti in questi giorni.

Inevitabile il passaggio dell'ex premier, questo sì un po' berlusconiano, sulla differenza fra la politica delle chiacchiere e quella dei fatti.

L'attenzione però rimane concentrata sul decreto salva-banche, perchè se dopo i bersaniani, dovessero aggiungersi altri dissensi, allora potrebbero esserci problemi di voto in aula per il PD e per il governo e senza la conversione in legge del decreto il Paese potrebbe vivere un momento piuttosto delicato.

La posizione di Emiliano è chiara: "Il provvedimento abbandona completamente al loro destino centinaia di migliaia di piccoli azionisti e di obbligazionisti subordinati e comporta per lo Stato un onere in larga parte non recuperabile, c'è anche un ricatto implicito: 'approvarlo così oppure salta tutto'".

Anche l'associazione piccoli azionisti Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca ha chiesto a tutti i gruppi parlamentari della Camera di non votare il decreto sulle banche venete, decreto che li esproprierebbe di diritti costituzionali e civili.

Ecco poi il Fatto quotidiano che si concentra sul "contratto segreto" che regola i rapporti tra Stato e Gruppo Intesa, pubblicato integralmente dall’analista freelance Costantino Rover che sul tema ha avviato una fase di studio.

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FONTI:

Per il contenuto: Pd, Emiliano: Non votare il decreto, ilmessaggero.it, 3 Luglio 2017.

Per l'immagine: www.we-news.com

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Articolo scritto da:

Mauro Suma, il Direttore Responsabile (leggi la sua biografia).