168 cantieri interdetti per mafia in Italia
168 cantieri interdetti per mafia in Italia.

Controlli a tappeto. Basteranno? I blitz e le ondate di controlli sui cantieri e sugli appalti pubblici sono sempre i benvenuti. Ma rischiano sempre di essere un palliativo momentaneo. La struttura del Paese è purtroppo inquietante. Il sedimento è quello di un impasto di accordi mafiosi e di riciclaggio di denaro divenuti abituali in molte regioni italiane. La D.I.A (Direzione Investigativa Antimafia) sta svolgendo un lavoro duro e i monitoraggi sono continui e costanti nel tempo. Ma i numeri e le statistiche non bastano. E' la cultura di base a rendere la nostra economia malata. Spesso si pensa che sbloccare i cantieri rimetta in moto l'economia, poi però sono i poteri forti e occulti a drenare tutto...

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Hanno raggiunto quota 35.000 i controlli sulle imprese, mentre sono arrivati a 200.000 i controlli sulle persone fisiche.

Il risultato è che sono state emanate 168 interdittive antimafia, mentre le gare pubbliche a rischio di infiltrazioni mafiose ammontano ad un valore complessivo di 11 miliardi di euro.

La D.I.A (Direzione Investigativa Antimafia) ha controllato 60 cantieri già in corso e 198 imprese, a tappeto: da Expo Milano alla ricostruzione post sisma.

Il risultato è che la mafie non sono state sconfitte, come testimonia la struttura di controllo interna alla D.I.A che ha lavorato operativamente sul contrasto, ovvero l'Osservatorio Centrale sugli Appalti Pubblici.

Tutto questo sginifice che nel corso dell’ultimo anno è diventato strategico l’impegno di controllo sul settore degli appalti pubblici, a suon di monitoraggi e accertamenti.

Ci sono stati ben 60 accessi ai cantieri, con verifiche su 1.747 soggetti, 698 imprese e 1.469 mezzi, impiegati in appalti del valore di oltre 11 miliardi di euro, una azione che ha consentito alle Prefetture di emanare 168 interdittive antimafia e 28 dinieghi di iscrizione alle white list.

C'è insomma un Paese contaminato, silenzioso e sommerso che continua a togliere risorse ai contribuenti e a investirle in giri malavitosi.

E quando si arriva ad oltre 11 miliardi di euro di appalti a rischio di inquinamento mafioso, significa che il problema è grave, non è una eccezione ma la regola.

La Direzione Investigativa Antimafia è divenuta centrale nell’ambito del dispositivo di prevenzione e contrasto, per assicurare all’Autorità Giudiziaria e Prefettizia un apporto informativo e di analisi di assoluta rilevanza, in virtù del "suo patrimonio comune", gestito a livello centrale dall’O.C.A.P. (Osservatorio Centrale sugli Appalti Pubblici),  la struttura, interna alla D.I.A. chiamata ad assolvere le funzioni di collettore degli elementi informativi raccolti dai diversi Organismi di controllo nel corso delle operazioni di accesso e monitoraggio delle Opere pubbliche.

Molto bene davvero, ma basterà? 

Secondo gli esperti e le fonti di Polizia sì, perchè si tratta di un modello operativo positivamente praticato anche in occasione di "Expo Milano 2015" e del "Giubileo straordinario della Misericordia", ma anche per la ricostruzione delle località dell’Italia Centrale colpite dai recenti eventi sismici.

In particolare per questa ricostruzione il Ministro dell’Interno, con Direttiva del 28 dicembre 2016, ha assegnato alla D.I.A. un ruolo "baricentrico" nello svolgimento delle attività di raccolta degli elementi informativi funzionali al rilascio dell’informazione antimafia.

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FONTI:

Per il contenuto: Infiltrazioni criminali negli appalti pubblici, strettoweb.com, 31 Luglio 2017.

Per l'immagine: www.we-news.com

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