Genova e Taranto, Ilva: trattative bloccate, tavolo in stallo
Genova e Taranto, Ilva: trattative bloccate, tavolo in stallo. 

Picchetti, cortei, speranze che vanno e vengono sul  salvataggio delle acciaierie di Genova e Taranto. Ore convulse, di polemiche politiche, di relazioni sindacali in sospeso,  ma anche di destini in sospeso per migliaia di lavoratori e per le loro famiglie. Sciopero, presidi, fumogeni, adesione totale alle agitazioni: è trascorsa così una giornata da Autunno caldo su tutti i fronti Ilva.  A Genova come a Taranto, a Racconigi come a Novi Ligure. Il piano di 4000 esuberi previsto dal nuovo acquirente AM InvestCo Italy (la nuova società di Arcelor Mittal e Marcegaglia) è giudicato inaccettabile dai sindacati e non trova il  consenso del Governo. Il risultato è lo stallo, trattative bloccate e tensione in piazza.

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Il ministro per lo Sviluppo economico, Carlo Calenda, ha fatto sapere ad Arcelor Mittal che "non è accettabile aprire il tavolo senza garantire le condizioni contrattuali e salariali dei lavoratori".

"Tavolo saltato" dunque, dopo una giornata di cortei, di sindaci e governatori scesi fra i manifestanti in tutte le piazze italiane in cui sono a rischio i posti di lavoro Ilva.

Sui social, le posizioni sono diametralmente opposte, fra chi sostiene "Ilva va male,  meglio allora licenziarne 4mila che farla chiudere e licenziarne 14mila" e chi invece protesta perchè "è stata venduta dalla politica la dignità dei lavoratori italiani agli investitori stranieri".

Le cifre:  ci sono 10.000 dipendenti Ilva da riassumere, di cui 7.600 a Taranto e 900 a Genova; ma anche 4.000 esuberi di cui 3.300 a Taranto e 600 a Genova.

Dal canto loro i metalmeccanici di Ilva Cornigliano hanno protestato davanti alla Prefettura di Genova, fronteggiando la polizia in tenuta antisommossa e sparando alcuni fumogeni rossi: una delegazione di operai è stata ricevuta dalle autorità, ma parte del centro di Genova è rimasto bloccato.

Non solo a Genova, ma anche a Taranto e Novi Ligure la parola d'ordine del lunedì 9 Ottobre è stata solo una: sciopero.

Perchè il Governo si è irrigidito nei confronti dell'azienda? Per gli esuberi? O per i salari?

In questo momento Governo e sindacati non hanno lo stesso obiettivo: i 4.200 esuberi (su 14.200 dipendenti) contro cui continuano a protestare operai e sindacati sono già parte del piano di Am InvestCo e sono validati dal Governo stesso, anche perchè gli operai in esubero saranno impiegati dall'Ilva nei lavori di bonifica, per cui sono già previsti in cassa 1,3 miliardi.

Il motivo per cui il tavolo di confronto è stato rimandato è invece relativo ai livelli salariali e agli scatti di anzianità applicati ai contratti dei dipendenti che resteranno a lavorare negli stabilimenti Ilva.

Il motivo del contendere è che AM InvestCo manterrebbe i 10mila operai previsti dal suo piano ma applicando loro la normativa sul Jobs Act attualmente in vigore per i nuovi contratti.

Il Governo ha invece dichiarato: "Abbiamo chiesto alla società, giusto in apertura del tavolo, di confermare il piano occupazionale e di riconoscere un costo medio per operaio che si aggira sui 50mila euro. Questa conferma non è arrivata e senza questo impegno il tavolo non si può aprire. Perciò richiameremo gli azionisti alle loro responsabilità".

Arcelor Mittal ha invece spiegato in una nota di non aver mai fatto promesse a parte il numero di occupati e che intende trattare tutti gli altri aspetti durante la negoziazione sindacale. 

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FONTI:

Per il contenuto: Cosa succede all'Ilva, spiegato bene, ilfoglio.it, 9 Ottobre 2017.

Per l'immagine: www.we-news.com

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Articolo scritto da:

Mauro Suma, il Direttore Responsabile (leggi la sua biografia).

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