Il clan di Borgo Vecchio arrestato a tappeto
Il clan di Borgo Vecchio arrestato a tappeto. 

Quando l'Ansa inizia a battere la notizia, tutto diventa ufficiale e una città intera deve prenderne coscienza: I fatti: i carabinieri del Nucleo Investigativo di Palermo hanno eseguito l'arresto di 17 persone accusate di associazione mafiosa, estorsione, tentato omicidio, rapina, illecita detenzione di armi e munizioni e fittizia intestazione di beni. L'inchiesta, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, è la prosecuzione di operazioni condotte nei confronti degli affiliati del mandamento mafioso di Porta Nuova negli ultimi sei anni e ha permesso di decapitare il clan di Borgo Vecchio. Gli assetti e dinamiche della cosca sono state ricostruite e sgominate in base a intercettazioni e confessioni.

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I carabinieri, coordinati dal procuratore Francesco Lo Voi, sono riusciti a mettere le mani sul "libro mastro" del pizzo, il documento contabile nero su bianco con l’indicazione delle vittime e del bilancio delle estorsioni.

Sono ben 14 i taglieggiamenti verificati e conclamati a imprenditori e commercianti della zona del Borgo Vecchio, nel cuore della città di Palermo, costretti al versare a cosa nostra somme di denaro.

E le ritorsioni? In parte evitate ma anche, in qualche circostanza, avvenute, così come i militi siciliani hanno potuto documentare.

L’inchiesta ha anche consentito di risalire ai responsabili di una sparatoria avvenuta la sera del 4 Marzo 2015, nella piazza centrale del quartiere.

Ne erano rimasti coinvolti Giuseppe e Domenico Tantillo, all’epoca ai vertici della cosca, e i componenti della famiglia di Francesco Russo che, dal 2006 al 2008, aveva retto l’organizzazione e voleva a tutti i costi riprenderne le redini.

Le due fazioni si affrontarono in piazza a colpi di pistola ma l’inchiesta ha portato anche a individuare gli autori di una rapina avvenuta, la sera del 26 Giugno 2011, in un’abitazione del rione Borgo Vecchio, in cui la vittima fu ferita da colpi d’arma da fuoco.

Ma non è solo cronaca, gli esiti dell'operazione confermano che a rimanere sotto schiaffo è sempre uno dei gangli della vita commerciale palermitana, il commercio, le vendite al dettaglio.

I taglieggiamenti ad alcune decine di imprenditori e commercianti della zona del Borgo Vecchio, nel cuore del capoluogo siciliano, confermano che il dna di Cosa nostra è sempre lo stesso.

Ancora e sempre lui, il pizzo, negato e sussurrato, ma che resta sempre la base per garantire un flusso di denaro che, anche se non a fiumi come documentato dall'indagine condotta dai Carabinieri, è in grado di garantire potere e prestigio ai leader dei clan.

In questo contesto  torna nelle mani della giustizia il famoso, celebre, libro mastro:  in questo caso, a Borgo Vecchio, era stato abilmente nascosto, addirittura in un phon per capelli.

Una volta interrogati dai Carabinieri, molti tra commercianti e piccoli imprenditori hanno ammesso il pagamento del pizzo, con versamenti soprattutto a Pasqua e a Natale.

Gli interrogatori sono stati lunghi e angosciosi interrogatori mentre altri hanno negato fino alla fine la sottomissione

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FONTI:

Per il contenuto: Mafia a Palermo: il dna di Cosa Nostra è sempre lo stesso, ilsole24ore.com, Roberto Galullo,  10 Novembre 2017.

Per l'immagine: www.we-news.com

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Articolo scritto da:

Mauro Suma, il Direttore Responsabile (leggi la sua biografia).

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