I giovani di oggi in pensione a 71 anni?
I giovani di oggi in pensione a 71 anni? 

Ebbene sì, meglio dirselo in maniera utile e senza infingimenti, senza nasconderselo inutilmente. Perchè è proprio così, inutile, mettere la testa sotto la sabbia: i ventenni di oggi andranno in pensione a 71 anni. Una età che è tutto un programma, ma attenzione, non c'è nulla di certo. I 71 anni bisogna "guadagnarseli", trovando un lavoro e riuscendo a pagare i contributi fra i più cari d’Europa. È questa l’amara sintesi del rapporto sul sistema previdenziale italiano fotografato nel "Panorama sulle Pensioni 2017" appena pubblicato dall'Ocse (organizzazione che riunisce i 35 paesi più sviluppati del pianeta). Secondo l'organismo con sede a Parigi, l'età di pensionamento per i nati nel 1996 dovrebbe crescere a 71,2 anni.

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L'età pensionabile italiana del futuro, quella che aspetta al varco i ventenni di oggi è in viaggio verso il livello più elevato di tutta la zona dopo la Danimarca: secondo le tabelle della Ragioneria dello Stato, nel 2065 arriverà a 70 anni e 6 mesi.

Saremo i pensionati più vecchi dopo i danesi?

Così è anche se non ci pare, è così che il primo assegno previdenziale arriverà quando si compiranno 71 anni e due mesi mentre un attuale ventenne tedesco (o canadese, austriaco, spagnolo o ungherese) potrà percepirlo sei anni prima, quando ne compirà 65.

I giovani francesi saranno fortunati pensionati già a 63 anni, mentre nel 2060 si troveranno pensionati anziani come quelli italiani solo in Olanda (71 anni) e in Danimarca, dove l'età pensionabile obbligatoria arriverà a 74 anni.

Una sola, magra o meno giudicate voi, consolazione per i giovani lavoratori di oggi è che avranno delle pensioni molto tardive, ma intascheranno assegni pari all'83% dell'ultimo stipendio, mentre il tasso medio dell'Ocse è del 58,7per cento.

Pochi maledetti ma subito o tanti e alle calende greche? E' l'eterno dilemma italico.

Il giudizio dell'Ocse è molto preciso: il nostro sistema pensionistico paga oggi, e pagherà maggiormente in futuro, i costi di un passato troppo generoso, quello delle pensioni baby.

Il rapporto indica con chiarezza che l'Italia è il Paese che attualmente ha per gli uomini l'età di uscita "effettiva" per pensionamento più bassa rispetto a quella di vecchiaia legale. 

La situazione non è molto diversa da quella di Austria, Spagna, ma ancora una volta, è la Francia ad essere più generosa con i propri contribuenti con un'età effettiva di pensionamento che oggi è a 60 anni.

Ecco perchè per per l’Ocse, "l'aumento dell'età pensionabile effettiva dovrebbe continuare a essere la priorità" dell'Italia al "fine di garantire benefici adeguati senza minacciare la sostenibilità finanziaria. Un mercato del lavoro più inclusivo ridurrebbe anche il futuro tasso di utilizzo delle prestazioni sociali per la vecchiaia".

Belle parole, ma il progetto politico globale non sembra facilmente realizzabile: fare andare i lavoratori in pensione più tardi e fare lavorare i giovani, perchè il punto è proprio quello e cioè l'Italia deve dare maggiori "opportunità ai giovani".

La lotta contro la disoccupazione giovanile dev'essere la priorità assoluta, anche perché ogni anno perso di lavoro è un anno perso in termini di montante pensionistico.

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FONTI:

Per il contenuto: Giovani in pensione a 71 anni, ma la spesa previdenziale reste alle stelle, notizie.tiscali.it, 6 Dicembre 2017.

Per l'immagine: www.we-news.com

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Articolo scritto da:

Mauro Suma, il Direttore Responsabile (leggi la sua biografia).

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