Borse , 9 novembre si vestono di rosso in attesa di nuovi stimoliLa settimana si è aperta con il dato cinese relativo la bilancia commerciale che ha visto il surplus salire a 61,64 miliardi di dollari, rispetto ai 60,34 miliardi della passata rilevazione. I listini europei ampliano i ribassi nel finale di seduta scontando anche l'incertezza sulle prossime mosse di politica monetaria: Milano chiude in calo dell'1,88%. A Piazza Affari l'indice Ftse Mib ha chiuso infatti con un ribasso dell’1,87% a 22.107 punti. Negativa anche Wall Street, complici anche i tagli dell'Ocse alle stime mondiali di crescita: alla chiusura dei mercati europei il Dow Jones e l'S&P 500 sono allineati a -1,2%, mentre il Nasdaq cede l'1,3%. A Piazza Affari intanto si guarda a Fca, dopo le dichiarazioni di Sergio Marchionne del fine settimana. In rosso anche Londra che arretra dello 0,92%, Francoforte che  perde l'1,57% e Parigi che perde l'1,46%.

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Piazza Affari ha chiuso in ribasso aumentando le perdite nel pomeriggio in scia all'andamento negativo di Wall Street e ad alcune incertezze emerse dalla Periferia europea.

A Piazza Affari l'indice Ftse Mib ha chiuso infatti con un ribasso dell’1,87% a 22.107 punti.

Tonfo di Atlantia (-4,45% a 24,03 euro) dopo lo stop alla cessione di quote di minoranza di Aeroporti di Roma (AdR). Le vendite hanno colpito i titoli del comparto bancario: Banco Popolare ha ceduto il 2,59% a 12,78 euro, Montepaschi il 3,19% a 1,578 euro, Ubi Banca il 2,81% a 6,56 euro, Unicredit l’1,93% a 5,835 euro.

Gli acquisti hanno invece premiato il settore oil, in particolare Saipem e Tenaris che hanno guadagnato rispettivamente lo 0,89% a 8,44 euro e l’1,11% a 11,78 euro.

Per le materie prime, alla chiusura dei mercati europei il petrolio è in calo e annulla il tentativo di recupero di inizio giornata.

Avvio di ottava con il segno meno per le borse del Vecchio continente.

A Francoforte il Dax ha terminato la prima seduta della settimana con un rosso dell’1,57% a 10.815,45 punti mentre l’accoppiata formata da Cac40 e Ibex ha rispettivamente lasciato sul parterre l’,146 e l’1,22 per cento fermandosi a 4.911,17 e 10.325,2 punti.

Dopo le indicazioni relative l’andamento del mercato del lavoro statunitense di venerdì, il calo della disoccupazione e la crescita dei posti di lavoro aumentano le probabilità di un incremento dei tassi a dicembre, la settimana si è aperta con il dato cinese relativo la bilancia commerciale che ha visto il surplus salire a 61,64 miliardi di dollari, rispetto ai 60,34 miliardi della passata rilevazione.

L'euro chiude debole a 1,0747 dollari.

Se il rialzo del dollaro mette in difficoltà le valute emergenti, le principali Borse dell'Est in mattinata hanno chiuso in grande spolvero.

L'indice Nikkei della Borsa di Tokyo ha terminato la prima seduta settimanale in rialzo dell'1,96%(+377,14 punti) a 19.642,74 punti, ai massimi da agosto e alla quarta chiusura positiva consecutiva.

Il più ampio indice Topix ha chiuso gli scambi guadagnando l'1,75% (+27,38 punti) a 1.590,97 punti.

La seduta è stata molto attiva con 2,5 miliardi di titoli passati di mano.

Chiusura in deciso rialzo, questa mattina, anche per le principali piazze cinesi: a Shanghai il Composite Index ha terminato la seduta in guadagno dell'1,58% a 3.646,88 punti.

A Shenzhen, inoltre, l'Index ha guadagnato l'1,47% a 12.453,24 punti.

Discorso differente per l'India, dove la Borsa di Mumbai ha aperto in calo di oltre due punti percentuali, dopo la sconfitta del partito della destra del Bjp nelle elezioni in Bihar.

L’ euro è sotto pressione a causa infatti delle attese di un rialzo dei tassi in Usa a dicembre: la Fed che si approssima ad alzare il costo del denaro è un fattore di forza per il dollaro (ormai il mercato attribuisce il 68% di possibilità a una mossa sui tassi entro fine anno); di contro, la Bce che prepara un ampliamento del Qe genera un ribasso della divisa unica.

Stabile lo spread tra Btp decennali e Bund tedeschi, in una settimana di aste per il Tesoro (agenda dei mercati): il differenziale di rendimento è poco sotto 110 punti base, per un rendimento dell'1,75% dei titoli italiani. 

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